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APP IMMUNI E LE PERPLESSITÀ DELL’UDICON

APP IMMUNI E LE PERPLESSITÀ DELL’UDICON

Ha fatto molto discutere, nel bene e nel male, con intere frange della popolazione fortemente contrarie. Stiamo parlando dell’ APP IMMUNI, l’applicazione sviluppata dal Governo con l’obiettivo di tracciare eventuali positivi al virus e sia permettere al cittadino di conoscere l’eventuale rischio, sia permettere alla sanità locale di provvedere in maniera tempestiva con cure e se necessario isolamenti.

Scaricare “Immuni” non è obbligatorio, il download è assolutamente su base volontaria ed ha sostanzialmente due funzioni: la prima è un sistema di tracciamento dei contatti e la seconda una funzione di “diario delle condizioni di salute”.

L’app sfrutta la tecnologia Bluetooth Low Energy (una versione a basso consumo del  normale Bluetooth) attraverso cui rilevare la vicinanza tra due smartphone nell’ordine di un metro: in tal  modo, l’applicazione  memorizza sul dispositivo di ciascun cittadino una lista di codici identificativi anonimi di tutti gli altri dispositivi ai quali è stata vicino entro un certo periodo. A questo punto, nel caso in cui si venga sottoposti a test per Coronavirus, con un codice il cittadino può inserire nell’app l’informazione che il server a sua volta invia ai soggetti (che hanno scaricato l’app) con cui si è entrati in contatto. Tale funzione aiuterà a calcolare per ogni identificativo il rischio di esposizione all’infezione sulla base di parametri come la vicinanza fisica e il tempo, generando una lista degli utenti più a rischio ai quali è possibile inviare una notifica sullo smartphone.

Con la seconda funzione che arriverà in seguito, una sorta di diario, a ciascun utente verranno chieste alcune informazioni rilevanti riguardanti anche la propria salute e che dovrebbe essere aggiornato tutti i giorni con eventuali sintomi.

Solo nel caso in cui l’utente risulti positivo alla Covid-19 e ci sia necessità di ricostruire la catena dei contatti intercorsi nei 14 giorni precedenti, le informazioni saranno trasferite su un server pubblico e quindi acquisite dai sistemi sanitari che si occuperanno di gestire le fasi successive.

Un’applicazione che ha fatto discutere e siamo sicuri farà discutere in futuro perché se da un lato è chiara la volontà del governo e la necessità di un mezzo per aiutare a contrastare una nuova diffusione del virus dall’altra il rischio di trovarsi un’applicazione poco funzionale e a tratti difficile da gestire su suolo nazionale è molto alta.

Come sottolineato da varie associazioni dei consumatori infatti persistono ad oggi una serie di problematiche. In primo luogo, sembra banale, è un’applicazione per smartphone, il che di fatto esclude tutta la fetta di popolazione che non ne possiede uno (solitamente la fetta più anziana della popolazione, quella che ne avrebbe più bisogno). In secondo luogo sorge un problema “tecnico” per così dire: utilizzando la tecnologia bluetooth la capacità di rilevazione di un telefono è molto più grande dell’effettivo raggio d’azione della persona. Cosa fare ad esempio se fermi ad un semaforo, in macchina da soli con i finestrini alzati, l’applicazione mi segnala che sono in prossimità di un potenziale soggetto affetto da covid? È chiaro che in questo caso io non sia a rischio, ma l’allarme rimane. Situazioni del genere potrebbero essere tantissime, ovvero segnalazioni di pericolo da parte dell’applicazione senza un reale pericolo per la persona.

Arrivando poi al nocciolo della questione, pur ricevendo l’autorizzazione dal garante della privacy, rimane più di qualche dubbio: anche con i codici anonimi che cambiano velocemente, esiste comunque un effettivo monitoraggio dei nostri spostamenti in continuazione, al quale più o meno facilmente è facile dare un nome e un cognome, sarebbe opportuno salvaguardare questi dati e renderli quasi inaccessibili.

Un’applicazione con una mole di dati sensibili e preziosi sarà sicuramente un premio ricercato dalla vera piaga della rete: gli hacker. Infatti sono state realizzate informazioni ingannevoli circa l’app “Immuni” e finalizzate alla diffusioni di virus informatici.Il virus informatico che oggi investe l’Italia si chiama FuckUnicorn e prende in ostaggio i dispositivi per poi chiede un riscatto con il pretesto di far scaricare un file denominato Immuni. Si diffonde con una mail che invita a cliccare su un sito ingannevole. E proprio sulla finta mail indaga la Polizia postale. Gli accertamenti, secondo quanto si apprende, sono in corso da alcuni giorni e gli esperti stanno cercando di individuare i server e gli indirizzi Ip utilizzati per spedire le mail. Considerando che nemmeno le banche dati di istituzioni e corporazioni non sono al sicuro da questi attacchi, viene il legittimo dubbio su come il governo pensa di proteggere questi dati sensibili. l’attivazione di una task force da parte del governo è stato un buon inizio, ma ci aspettiamo di più.

“Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2018”.

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