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Un riconoscimento globale: istituita dall’ONU la giornata internazionale sugli sprechi alimentari

Un riconoscimento globale: istituita dall’ONU la giornata internazionale sugli sprechi alimentari

Una delle vie scelte dalla comunità internazionale per sensibilizzare sulle problematiche ambientali è ridurre lo spreco alimentare; è recente, infatti, la notizia che l’ONU ha ufficialmente istituito la “Giornata Internazionale della Consapevolezza sugli sprechi e le perdite alimentari”. Può non sembrare importante a un occhio poco attento alla questione ambientale, ma combattere gli sprechi non è solo una lotta etica, ma un passo avanti fondamentale sia dal punto di vista economico oltre che ambientale. Il consumo di risorse e di suolo dato dalla produzione di cibo deve far riflettere e siamo ancora in tempo per trovare vie alternative e utilizzare meno ambiente per i nostri fabbisogni, purtroppo in crescita vertiginosa negli ultimi 50 anni. Senza dimenticare il problema più immediato dell’inquinamento dato dai rifiuti, un’altra problematica sulla quale occorre fare di più.

Una lezione che gli italiani hanno capito subito: la quarantena causata dal coronavirus ha avuto, fra i pochi effetti benefici, il pregio di far capire al nostro paese quanto lo spreco sia dannoso, in questo caso dal punto di vista economico. Siamo infatti fra i primi d’Europa per riduzione dello spreco alimentare, con il 54% dei nostri connazionali che ha dichiarato di aver ridotto la spesa alimentare. Abbiamo infatti riscoperto vecchie abitudini: la maggior parte degli italiani riutilizza gli avanzi dei pasti precedenti, è più attenta alla data di scadenza e, complice una flessione economica data dalla crisi, evita di riempire il frigo, prediligendo prodotti freschi nella giusta quantità e preferibilmente a km 0 o da agricoltura sostenibile.

Non solo spreco però, si può fare molto anche per le perdite alimentari, ma cosa si intende con questo termine? Vuol dire il cibo che viene “perso” lungo la filiera, dai campi alle nostre tavole, per una serie di motivi, lungo tutto il percorso. Secondo i dati della FAO il 14%  degli alimenti viene perso tra la raccolta e la vendita al dettaglio, un dato enorme, specialmente considerando il fatto che sempre più nazioni al mondo sono ormai devastate da carestie interminabili. I motivi, come già accennato, sono molti, dalla raccolta che esige prodotti freschi e di bella presentazione (scartando quindi quelli più sgradevoli alla vista), a uno stoccaggio inadeguato nei magazzini (che può rovinare il cibo o farlo deperire), nelle fasi del trasporto (inefficienza logistica e commerciale) e nella vendita al dettaglio (dove c’è sempre la necessità del prodotto fresco, le eccedenze spesso vengono buttate dopo qualche giorno).

Questo ha ripercussioni pesantissime sulle fasce più deboli della popolazione e sulla nostra intera economia, prima che sull’ambiente dove viviamo e occorre fare di più. L’Europa e l’Italia stanno andando nella giusta direzione, possiamo solo sperare di mantenerla e che molti altri paesi si uniscano a noi.

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