Chiamate indesiderate dai call center, si potranno bloccare anche sui cellulari

Chiamate indesiderate dai call center, si potranno bloccare anche sui cellulari

Le chiamate spesso moleste da parte dei call-center sono diventate una vera e propria piaga, ed è per questo che il governo ha deciso di intervenire, al fine di arginare il fenomeno del telemarketing.
E’ stato proposto un provvedimento esaminato dal Consiglio dei Ministri volto ad ampliare il Registro pubblico delle opposizioni. Si tratta di un registro, già attivo dal 2010 per i telefoni fissi e la posta cartacea, e dove possono iscriversi gli utenti che non intendono ricevere alcun tipo di proposta commerciale e pubblicitaria.
A seguito della decisione del Consiglio dei ministri, sarà possibile bloccare definitivamente le chiamate indesiderate da parte dei call center anche sui cellulari. Provvedimento, che se verrà varato, interesserà circa 83 milioni di numeri mobili, oltre ai 20 milioni di numeri fissi attuali.
I tempi per la sua possibile estensione non saranno però brevi, si ipotizza che ciò possa avvenire verso dicembre 2020, in quanto sarà comunque necessaria una fase di consultazione con operatori telefonici, associazioni dei consumatori e Garante della Privacy.
Gli utenti che non vorranno più ricevere telefonate di questo tipo sul proprio cellulare non dovranno fare altro che iscriversi al nuovo Registro delle Opposizioni, via web tramite la compilazione di un apposito modulo, telefonicamente chiamando il numero verde del Registro delle Opposizioni, o tramite l’inoltro per email o mezzo raccomandata di un apposito modulo.
Gli operatori avranno così l’obbligo di consultare il registro, previo però pagamento di una tariffa di accesso al Ministero dello Sviluppo Economico o al singolo gestore a cui verrà affidato il Registro sotto la vigilanza sia del MiSE sia del Garante della privacy.
L’opposizione, comunque, non annulla la validità dei consensi rilasciati dagli stessi utenti alle singole società.
La relativa violazione del diritto di opposizione prevede l’applicazione di sanzioni amministrative fino a 20 milioni di euro o, per le imprese, fino al 4% del fatturato mondiale totale annuo dell’esercizio precedente.

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