Bastano pochi centesimi per convertire un file, ottenere un documento, provare un servizio online o accedere a un’offerta apparentemente conveniente. Il pagamento sembra una semplice operazione una tantum. Poi, il giorno dopo, arriva un nuovo addebito, questa volta di importo decisamente più alto. È un abbonamento. E la sorpresa è quasi sempre la stessa: «Io non l’ho mai sottoscritto».

È un meccanismo che i consumatori segnalano sempre più spesso e che può essere legato ai cosiddetti “dark pattern”, tecniche di progettazione di siti web e applicazioni che possono orientare le scelte dell’utente attraverso il modo in cui vengono presentate le informazioni. Il prezzo simbolico viene messo in evidenza, mentre le condizioni relative all’abbonamento successivo, alla sua durata, al costo del rinnovo e alle modalità di cancellazione possono essere meno visibili, collocate in schermate secondarie, scritte in caratteri ridotti o formulate in modo poco immediato.

Il meccanismo è semplice: si cerca online un servizio di cui si ha bisogno nell’immediato, si trova un’offerta da pochi centesimi o da pochi euro e si procede al pagamento. L’attenzione viene catturata dal prezzo iniziale, mentre l’esistenza di un successivo pagamento ricorrente può risultare meno evidente. In alcuni casi possono essere utilizzati anche messaggi che sottolineano la disponibilità limitata dell’offerta, conti alla rovescia, indicazioni sulla scarsità dei posti o opzioni preselezionate. Elementi che possono spingere l’utente a concludere rapidamente l’operazione senza soffermarsi su tutte le condizioni.

Il fenomeno è già finito nel mirino delle autorità. Nel febbraio 2026 l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sanzionato eDreams per 9 milioni di euro, nell’ambito di un procedimento che ha riguardato anche le modalità di promozione e gestione dell’abbonamento Prime. Secondo quanto contestato dall’Antitrust, l’Autorità aveva ricevuto centinaia di segnalazioni da parte di consumatori che lamentavano, tra l’altro, iscrizioni inconsapevoli al servizio e difficoltà nella procedura di disdetta. Nel procedimento sono state esaminate anche le modalità di presentazione delle informazioni relative ai costi e al rinnovo, oltre all’utilizzo di elementi come conto alla rovescia, messaggi sulla disponibilità limitata e preselezione di determinate opzioni.

Il punto centrale, per il consumatore, è la trasparenza. Prima della conclusione di un contratto online devono essere fornite informazioni chiare e comprensibili sugli elementi essenziali dell’operazione, tra cui il prezzo complessivo, la durata del contratto e, quando previsto, le condizioni di rinnovo. Se l’esistenza di un abbonamento o il suo costo vengono resi scarsamente visibili rispetto al prezzo promozionale messo in evidenza, possono esserci elementi da approfondire per valutare la correttezza dell’addebito.

Questo non significa, però, che ogni pagamento successivo a un’offerta promozionale sia automaticamente illegittimo. Per capire se un addebito può essere contestato occorre ricostruire concretamente il percorso seguito al momento dell’acquisto: quali informazioni erano presenti, dove erano collocate, cosa è stato selezionato e quali condizioni sono state accettate.

Se arriva un addebito inatteso, la prima cosa da fare è conservare tutte le prove. È importante mantenere le e-mail ricevute, le ricevute dei pagamenti, eventuali comunicazioni relative all’abbonamento, le richieste di disdetta e, quando disponibili, gli screenshot delle schermate visualizzate durante la procedura di acquisto. Anche i termini e le condizioni del servizio possono essere importanti per ricostruire ciò che è stato effettivamente accettato.

È inoltre fondamentale verificare direttamente nel proprio account se risulta attivo un abbonamento e procedere alla cancellazione attraverso le modalità previste dal servizio. Bloccare la carta, infatti, non equivale necessariamente a disdire il contratto. Sono due operazioni differenti e la mancata distinzione può creare ulteriori problemi.

Il consumatore può inoltre contattare la banca o l’emittente della carta per contestare l’addebito, spiegando con precisione che era stato autorizzato il pagamento iniziale e che viene invece contestato il successivo addebito collegato all’abbonamento. In base alla situazione e alle regole applicabili, è possibile chiedere quali procedure di contestazione siano disponibili e se possa essere avviato un chargeback. Anche in questo caso è importante fornire tutta la documentazione raccolta.

Un altro aspetto da considerare è il diritto di recesso. Per molti contratti conclusi a distanza è previsto un periodo di 14 giorni, ma per i servizi digitali esistono condizioni ed eccezioni specifiche. Se l’esecuzione del servizio è iniziata immediatamente, per esempio, il diritto di recesso può essere escluso quando il consumatore ha fornito il proprio consenso espresso e ha riconosciuto la perdita di tale diritto. Per questo non è sufficiente sapere che l’acquisto è avvenuto online: bisogna verificare esattamente quali informazioni sono state mostrate e quali consensi sono stati forniti prima del pagamento.

Quando un’offerta online sembra particolarmente conveniente, quindi, è utile non fermarsi al prezzo evidenziato nella prima schermata. Prima di cliccare è opportuno chiedersi quanto si paga oggi, quanto si pagherà successivamente, se si sta acquistando una singola prestazione o attivando un abbonamento, quando avverrà il rinnovo e come sarà possibile cancellarlo. Pochi secondi di attenzione possono evitare una sorpresa sull’estratto conto. E se la sorpresa arriva comunque, conservare le prove e ricostruire con precisione il percorso di acquisto è il primo passo per capire come tutelarsi.

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