Nei prossimi mesi, la classica “tazzina da un euro” potrebbe diventare solo un ricordo. Secondo le ultime analisi, infatti, entro la fine del 2025 il prezzo del caffè al bar potrebbe toccare i 2 euro, segnando un rincaro del 50% rispetto al 2020.

Il caffè verde – la materia prima da cui tutto parte – ha raggiunto i massimi storici. Soltanto nel 2024, i prezzi dei chicchi grezzi sono aumentati fino all’80%, spinti da raccolti deludenti in Brasile e Vietnam, due giganti della produzione mondiale.

Il rincaro è già visibile nei bar italiani. Secondo le ultime rilevazioni, il prezzo medio di una tazzina è aumentato del 19% rispetto al 2021. Ma non in modo omogeneo. A Bolzano e Benevento si paga già 1,50 euro, mentre a Catanzaro si resiste ancora a quota 1 euro.

Il consumo di caffè in Italia, però, non crolla. Anzi. Ogni anno vengono importati oltre 327 milioni di chili di caffè verde, per un valore complessivo di 5,2 miliardi di euro, destinato a superare i 6 miliardi entro il 2030.

Dietro l’aumento del prezzo della tazzina c’è una lunga catena di cause. I cambiamenti climatici hanno colpito duramente le coltivazioni, mentre la speculazione finanziaria ha reso i mercati del caffè estremamente volatili. I costi energetici per le torrefazioni sono saliti, i trasporti via mare sono diventati più cari, e anche materiali e manodopera risentono dell’inflazione.

In più, le nuove normative europee contro la deforestazione – fondamentali per la sostenibilità – impongono certificazioni e tracciabilità sempre più stringenti. Un passo avanti per l’ambiente, certo, ma anche un fardello economico per i produttori.

Davanti a questa sfida, le aziende puntano su soluzioni che garantiscano margini più alti: capsule, cialde, miscele premium.  Ma il rischio è che la “tazzina popolare” venga lentamente sostituita da un caffè più esclusivo, meno accessibile a tutti.

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