San Benedetto ha scelto di rimuovere la dicitura “CO₂ Impatto Zero” dalle bottiglie della linea Ecogreen. La decisione è arrivata dopo un richiamo formale da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm), che ha espresso dubbi sulla trasparenza e la veridicità dei messaggi ambientali veicolati dal marchio.

Il claim ambientale era presente sulle etichette, sul sito ufficiale e in alcune pubblicità televisive. Secondo quanto dichiarato, la produzione di queste bottiglie non avrebbe avuto alcun impatto climatico, suggerendo un’impronta ecologica pari a zero. Tuttavia, come già evidenziato da Il Salvagente in un’indagine pubblicata ad agosto 2024, la realtà era diversa: l’azienda compensava le emissioni di CO₂ attraverso l’acquisto di crediti verdi, ma non azzerava realmente le emissioni alla fonte.

L’Agcm ha giudicato tali affermazioni potenzialmente fuorvianti e prive di un adeguato riscontro scientifico. L’uso di espressioni assolute, come “impatto zero”, se non supportato da dati oggettivi e verificabili, può generare un’illusione di sostenibilità, influenzando indebitamente le scelte dei consumatori. Questo tipo di comunicazione rientra nei casi di greenwashing, ovvero quando un’azienda si attribuisce meriti ambientali non dimostrabili o esagerati.

In seguito alla segnalazione, San Benedetto ha avviato una revisione dei materiali promozionali e delle etichette. Ha eliminato il claim contestato e alcuni simboli grafici che richiamavano un’immagine ecologista. Al loro posto è stato introdotto un QR code che permette ai consumatori di accedere a una sezione dedicata alla sostenibilità sul sito aziendale, dove vengono elencate le reali iniziative ambientali, come l’utilizzo di plastica riciclata e progetti di efficienza energetica.

L’Agcm ha ribadito l’importanza di garantire messaggi ambientali chiari, specifici e documentabili. In mancanza di norme stringenti a livello europeo, però, il rischio di abusi comunicativi rimane alto. Proprio a giugno 2025 è arrivata la conferma del blocco della proposta di direttiva europea contro le dichiarazioni ambientali ingannevoli: una misura che avrebbe introdotto controlli preventivi sulle affermazioni green e l’obbligo per le aziende di dimostrarne la veridicità. Ma diversi Stati membri, tra cui l’Italia, si sono opposti, frenando l’adozione del testo.

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