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Addio al mercato tutelato: c’è un rinvio

Addio al mercato tutelato: c'è un rinvio

Il passaggio obbligato sarebbe dovuto avvenire il 1 giugno 2018, ma dopo gli allarmi delle associazioni dei consumatori, l’addio al mercato tutelato dell’energia slitterà di un anno. Nella riunione governo-maggioranza sul ddl Concorrenza che si è tenuta mercoledì è stato infatti trovato un accordo sul rinvio dal giugno 2018 al giugno 2019 dello stop al sistema con tariffe fissate dall’Autorità per l’energia.

Tariffe che, da un’analisi dell’authority, sono risultate più convenienti in media del 20% rispetto a quelle che i piccoli clienti riescono a spuntare sul libero mercato. La preoccupazione principale è quella di evitare che il superamento del mercato tutelato comporti un aumento delle bollette. La decisione del rinvio, confermata da fonti di governo, è quindi stata presa per essere certi che l’addio alla tutela non causi ulteriori rincari alle bollette di gas e luce. Proprio per questo motivo, inoltre, il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda si è impegnato a inserire nel prossimo provvedimento sulla concorrenza anche una norma che verifichi l’andamento del mercato. Peraltro l’arrivo nell’Aula del Senato del ddl – che è rimasto bloccato nelle commissioni per due anni – è nel frattempo slittato a dopo Pasqua. Fonti di governo hanno fatto sapere che l’intenzione è quella di chiudere l’iter del provvedi-mento al più presto (visto che poi dovrà passare anche alla Camera), ma tenendo conto del calendario dei lavori di Palazzo Madama e dei tempi tecnici necessari per trovare una soluzione, non lo si potrà fare prima del 18 aprile. In altre parole, il Governo teme che la fine del mercato “tutelato” porti a un aumento dei costi per i consumatori. Una tesi con-divisa dell’Autorità per l’energia e il gas, che nel suo ultimo documento sui mercati dell’energia, scrive che “le rilevazioni relative alla spesa sostenuta dai clienti domestici sul mercato libero sembrano attestarsi su valori mediamente più elevati rispetto ai regimi di tutela”. In altre parole, passando al mercato libero è quasi certo che si spenderà d i più. Per gli addetti ai lavori, sarà inevitabile in una prima fase attraversare un periodo di prezzi più elevati, quando tutti i consumatori saranno “obbligati” a lasciare la “tutela”, il regime in cui le tariffe sulla componente “materia prima” sono fissate ogni tre mesi dall’Autorità per l’energia. Quindi, nella fase del passaggio, gli operatori, sapendo che i clienti arriveranno comunque, non avranno interesse ad abbassare le tariffe; ma è solo nella fase successiva – come è accaduto per la telefonia mobile – che partirà la concorrenza vera e propria. Soprattutto a mano a mano che cresceranno i servizi aggiuntivi. Secondo l’Autorità per l’energia, sarà anche per questo che il consumatore non si fida: il 68% delle famiglie non ha ancora lasciato il mercato tutelato a causa della limitata conoscenza delle del mercato, probabilmente a causa di una parziale fiducia nei mercati stessi o semplicemente per indifferenza al tema. L’Autorità sottolinea anche la minore appetibilità per i venditori: in pratica, guadagnandoci poco gli operatori non hanno grande interesse a farsi la guerra a colpi di offerta per conquistare nuovi clienti. Tanto è vero che il livello di concentrazione nel mercato domestico rimane elevato, con il primo operatore che mantiene una quota di mercato attorno al 50 per cento. Anche se gli operatori sostengono che la quota del 32% di famiglie che hanno cambiato almeno una volta operatore è tra le più alte d’Europa. In effetti, non c’è grande conoscenza tra i consumatori del fatto che si possa scegliere la società che fornisce elettricità e gas direttamente sul mercato.
Questo avviene poiché esistono poche offerte vera-mente concorrenziali e una bolletta in cui quanto si paga per la materia prima (l’elettricità o il metano) è circa un terzo del totale: il resto va in una serie di spese aggiuntive per il servizio, oneri e tasse.

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