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COSTRUIAMOCI UN FUTURO SOSTENIBILE: LA BIOEDILIZIA

COSTRUIAMOCI UN FUTURO SOSTENIBILE: LA BIOEDILIZIA

Nel corso della storia, da quando l’essere umano ha cominciato a camminare sulle due gambe fino ad oggi, ogni grande scoperta scientifica, ritrovato tecnologico o sviluppo che abbia radicalmente cambiato in positivo le abitudini degli abitanti del pianeta, spesso è stato accompagnato dal miglioramento delle condizioni igienico sanitarie.

Nel corso dei naturali cicli, in cui la prosperità e l’aumento delle nascite hanno comportato nel medio lungo periodo carenza di risorse, conseguenti guerre e/o pandemie, a cui sarebbero seguiti poi nuovi periodi di natalità e progresso, quest’ultimo ha sempre condizionato la vita dei cittadini, modificandone abitudini e spazi, tanto nella sfera pubblica quanto in quella privata.

L’accostamento è automatico: benessere e edilizia sono due concetti indissolubili, l’uno utilizzabile come metro di giudizio e paradigma per l’altro.

Questo ha portato, dapprima a livello meramente intuitivo, poi man mano a quello artigianale fino ad arrivare al livello ipertecnologico di oggi, un’attenzione che da un lato ha fornito le basi alle principali innovazioni di cui oggi diamo per scontata l’esistenza (i mattoni, o le finestre ad esempio), dall’altro a ricercare una sinergia sempre più salda fra il bene dell’abitante e del consumatore e quello del pianeta e degli ecosistemi.

Con il tempo infatti, il progetto architettonico perse l’aspetto artigianale, per assumere un carattere sempre più tecnologico. Grazie al progresso scientifico l’uomo sfruttò in modo sempre più complesso le possibilità offerte dalla natura, creando artefatti che potessero migliorare la qualità delle sue abitazioni. Vennero così modificati i siti, realizzati i mattoni, le cloache, gli acquedotti, realizzati gli isolanti e così via fino ai più recenti ritrovati della domotica.

Seguendo questo solco, l’edilizia negli ultimi anni, si sta evolvendo spinta da due imperativi categorici: la ricerca di sempre maggiori confort, e lo studio continuo per rendere queste comodità sempre più ad impatto zero rispetto l’ambiente. Queste tendenze, oggi, prendono il nome di Bioedilizia, o bioarchitettura.

La definizione tecnica di questa pratica virtuosa, nata concettualmente negli anni ‘70 in Germania ma sviluppatasi fino ad oggi, è quella di un’edilizia che si ponga l’obiettivo di edificare ex novo, o ristrutturare ove possibile, una costruzione qualsiasi nella maniera più ecologica possibile.

A tal fine, la bioedilizia utilizza quanto più possibile materiali naturali e tecniche di costruzione ottimizzate per la riduzione dell’impatto energetico prodotto, ottenendo come risultato una vera e propria “soluzione abitativa”, salutare tanto per chi vi si trova all’interno tanto per i benefici, diretti o meno, che la stessa porterà verso coloro che non ne sono direttamente abitanti. È di fondamentale importanza, quindi, che la sostenibilità ecologica di questo tipo di costruzione debba essere garantita non soltanto nel suo prodotto finale, ma anche in tutte le altre fasi del suo ciclo di vita, a partire dal progetto iniziale fino al suo smaltimento a seguito di eventuale demolizione. Solo così si può garantire, infatti, la piena integrazione degli edifici nel (e come) nostro habitat.

 

Quali siano questi materiali e queste tecniche è presto detto: sono da considerarsi validi in questo senso tutti gli eco-materiali (ovvero che provengano da fonti rinnovabili, prodotti con basso impatto ambientale e assolutamente resistenti e non tossici, come ad esempio il legno-cemento, nonché tutti i materiali ad alta inerzia che assorbono e rilasciano caldo e freddo) e tutti i possibili ritrovati di edilizia e ingegneria utili a risparmiare in primis luce ed acqua, se non proprio fornire autosufficienza energetica all’edificio, nonché a schermarci dalle onde elettromagnetiche.

In particolare, sono indispensabili, per la bioarchitettura, il ricambio d’aria naturale (che elimina gli odori, consente il ricircolo di ossigeno ed un ambiente più fresco, rendendo obsoleti o quasi gli impianti di condizionamento d’aria), il risparmio di acqua (attraverso sistemi di riuso per acque bianche o piovane), e il più alto grado possibile di autosufficienza energetica (sfruttando le energie rinnovabili per produrre acqua calda a costo zero, e soluzioni di ultima generazione come le moderne pompe di calore, per abbattere i consumi elettrici).

L’unico, ad oggi, svantaggio della bioedilizia, è quella di rientrare ancora in una fascia di costo decisamente più alta rispetto a quella della normale edilizia. Il costo di un prefabbricato “chiavi in mano” realizzato interamente in accordo con i dettami della bioarchitettura, può costare fra gli 800.000 fino all’oltre un milione di euro (fonte Edilnet). Va pur detto però che questi costi sono indicativi, variabilissimi a seconda di numerosi fattori ambientali e geografici e che, in ogni caso, la spesa maggiore può essere giustificata con tutta una serie di enormi risparmi, in termini economici per il consumatore e ambientali per il pianeta.

Non un vezzo radical chic quindi, ma una scelta di consumo lungimirante e saggia. Questa è la bioedilizia, la cui nave ammiraglia in termini di resa e di risultati è rappresentata ad oggi dalla Casa Passiva.

Argomento che, di certo, merita approfondimenti a sé…

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