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Glifosato: rinnovata per cinque anni l’autorizzazione Ue nonostante il voto contrario dell’Italia

Glifosato: rinnovata per cinque anni l’autorizzazione Ue nonostante il voto contrario dell’Italia

Dopo due anni di dibattiti sulla tossicità, gli Stati Ue hanno raggiunto la maggioranza qualificata necessaria per rinnovare per altri cinque anni l’autorizzazione all’erbicida glifosato. A Bruxelles, infatti, dopo che nei mesi scorsi sei riunioni erano finite senza una maggioranza qualificata, gli Stati membri si sono ricompattati (con Italia e Francia contrarie) a favore della proroga più lunga possibile all’utilizzo dell’erbicida, collegato a effetti cancerogeni e danni ambientali e prodotto principalmente da Monsanto. Nella riunione del comitato d’appello tenuta il 27 novembre, 18 Stati (pari al 65% della popolazione europea) hanno votato a favore del rinnovo proposto dalla Commissione e garantiscono quindi la maggioranza qualificata necessaria per questa decisione. Nove paesi hanno votato contro, più precisamente Italia, Belgio, Grecia, Francia, Croazia, Cipro, Lussemburgo, Malta, Austria. Il Portogallo si è astenuto. Decisiva per il raggiungimento della maggioranza qualificata è stata la Germania, che ha votato a favore, mentre in precedenza si era astenuta.
Per Greenpeace è un “regalo alle multinazionali“. Il commissario Ue alla Salute Vytenis Andriukaitis (Lituania) ha invece spostato l’accento non sul merito, ma sul piano politico: “Il voto di oggi dimostra che quando tutti vogliamo, siamo in grado di condividere e accettare la responsabilità collettiva nel processo decisionale”.
Il glifosato è giudicato “probabilmente cancerogeno” dallo Iarc, l’agenzia per la ricerca sul cancro dell’Oms, mentre è considerato sicuro dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA). Tuttavia le valutazioni delle agenzie europee sono recentemente finite al centro delle polemiche, per le presunte interferenze delle multinazionali dei pesticidi.
Sul tavolo le opzioni erano diverse: rinnovo per cinque anni e poi verifica, come richiesto dalla Commissione europea; rinnovo per tre anni come proposto da Francia e Italia; stop immediato alla proroga. Se anche questa votazione fosse andata a vuoto, Bruxelles avrebbe potuto comunque procedere di sua iniziativa verso l’allungamento dell’autorizzazione per altri cinque anni, ma il via libera dato nel “Comitato d’appello” da 18 Stati membri su 28 aggiunge al provvedimento una solida base in termini di legittimazione e consenso politico. Nove i contrari: oltre a Italia e Francia, anche Belgio, Grecia, Ungheria, Cipro, Malta, Lussemburgo e Lettonia). Un solo astenuto, il Portogallo, rimasto solo a rinunciare al voto dopo che altri quattro Paesi hanno seguito i tedeschi nel via libera alla proroga.
Da Coldiretti intanto ricordano che nonostante il voto in sede europea, in Italia resta il divieto, introdotto dal ministero della Salute ad agosto 2016, “di uso del glifosato nelle aree frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili quali parchi, giardini, campi sportivi e zone ricreative, aree gioco per bambini, cortili ed aree verdi interne a complessi scolastici e strutture sanitarie, ma anche in campagna in pre-raccolta al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura”. L’associazione degli agricoltori chiede uno stop alle importazioni di prodotti agricoli che, sul fronte del glifosato, danno meno garanzie rispetto ai cibi italiani, come il grano proveniente dal Canada. “Un principio che deve essere ben evidenziato anche nell’ambito dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada dove al contrario si prevede invece l’azzeramento strutturale dei dazi indipendentemente dagli andamenti di mercato. Circa un miliardo di chili di grano – conclude la Coldiretti – sono infatti sbarcati lo scorso anno dal Canada dove viene fatto un uso intensivo di glifosato nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato”. A favore della misura, invece, altre associazioni di agricoltori come Cia e Confagricoltura: “Una scelta consapevole che ha fatto prevalere le ragioni della scienza tenendo nella debita considerazione i pareri espressi dalle autorità scientifiche europee preposte alla valutazione dei principi attivi”.

“Realizzato nell’ambito del Programma generale d’intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2015”

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