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Il 40% degli italiani soffre di malattie croniche

Il 40% degli italiani soffre di malattie croniche

La cronicità è la prima delle emergenze di salute che gravano sulla popolazione e comprimono il nostro servi-zio sanitario nazionale. Basti pensare che circa il 40% degli italiani ha almeno una malattia cronica, mentre il 23,7% è multi cronico, con il conseguente carico di spesa che questa condizione comporta.

Ma la cronicità è solo un aspetto, per quanto fondamentale, dei tanti che descrivono lo stato della salute e dell’assistenza in Italia. Non meno importanti, sono l’ampliarsi della forbice Nord-Sud, con riflessi drammatici sull’aspettativa di vita, e l’accentuarsi degli squilibri sociali. «È innegabile – spiega il direttore dell’Osservatorio Walter Ricciardi – che il nostro Ssn ha ottenuto risultati lusinghieri e può vantare evidenti miglioramenti delle condizioni di salute della popolazione. Altrettanto innegabili sono i suoi fallimenti: non è stata risolta la “questione Meridionale” e si sono acuiti i divari sociali. Per citare solo alcuni numeri – continua Ricciardi – nel 2015 la spesa sanitaria pro capite si attesta, mediamente, a 1.838 euro: è molto più elevata a Bolzano (2.255 euro) e decisamente inferiore nel Mezzogiorno, in particolare in Calabria i cui abitanti possono conta-re su 1.725 euro. Analizzando la dinamica di un indicatore di salute, la mortalità sotto i 70 anni, che unisce la sopravvivenza con l’efficacia delle cure, si osserva che i divari territoriali non solo sono persistenti, ma evidenziano un trend in crescita. Infatti, dal 1995 al 2013, rispetto al dato nazionale, al Nord la mortalità sotto i 70 anni è in diminuzione in quasi tutte le regioni; nelle regioni del Centro si mantiene sotto il valore nazionale con un trend per lo più stazionario; nelle regioni del Mezzogiorno il trend rispetto al dato nazionale è in sensibile aumento, facendo perdere ai cittadini di questa area del Paese i guadagni maturati nell’immediato dopoguerra del secondo conflitto mondiale. Infine, per quanto riguarda gli squilibri sociali, nel 2013 nella classe di età 25-44 anni la prevalenza di malati cronici ammonta al 4 per cento, scende al 3,4 per cento tra i laureati e sale al 5,7 per cento nella popolazione con il livello di istruzione più basso». Sullo sfondo, una prevenzione troppo spesso latitante. Una latitanza-killer, quando si guarda ad esempio ai sui effetti sulla prevalenza di alcuni tumori prevenibili. «I dati del Rapporto Osserva-salute – afferma il direttore scientifico dell’Osservatorio, Alessandro Solipaca – testimoniano un aumento delle persone affette da tumore al polmone: nel 2015 si stimano circa 70.300 malati tra gli uomini e oltre 31.300 tra le donne, con un aumento, rispetto ai 5 anni precedenti, molto più accentuato nelle donne (+32%) che negli uomini (+10%). Un’altra patologia a palesare preoccupanti segnali di crescita è il tumore al colon-retto, tra le malattie oncologiche più frequenti. Nel 2015 colpisce circa 230 mila uomini e oltre 192 mila donne, in crescita, rispetto al 2010, del 26% tra gli uomini e del 19% tra le donne. In crescita anche le donne con un tumore alla mammella – stimate in circa 715 mila unità nel 2015 – con un incremento del 23% rispetto al 2010». La prevenzione secondaria è un altro tallone d’Achille del servizio sanitario nazionale. Cartina di tornasole sono le vaccinazioni obbligatorie: nel periodo 2013-2015 la copertura è in progressiva riduzione. Trend analogo per le vaccinazioni raccomandate, in calo del 5,6%. Mentre è critica la diminuzione della copertura antinfluenzale tra gli anziani ultra 65enni.

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