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Il Green è “cool”! Gli italiani abbracciano la sostenibilità

Il Green è “cool”!  Gli italiani abbracciano la sostenibilità

Il 2019 era terminato con la dichiarazione di intenti di Ursula Von der Leyen, Presidente della commissione europea, di raggiungere la neutralità climatica del nostro continente entro il 2050 per mezzo delle misure e degli interventi conosciuti come European Green Deal; questo 2020, è invece stato scenario dell’attesissimo confronto sul cambiamento climatico fra il presidente uscente Donald Trump e Greta Thumberg, con la diciassettenne svedese fresca di nomina del Times come “personaggio dell’anno”.

La parabola di Greta è importante in quanto cartina tornasole di un fenomeno sempre più inarrestabile: la sostenibilità ambientale è diventata cool, e le nuove generazioni sono sempre più sensibili, interessate e attive rispetto al problema della sostenibilità.

Nel contempo l’emergenza sanitaria in corso ha registrato come unico effetto positivo una diminuzione importante dell’inquinamento (come riportato dagli studi del CAMS – Copernicus Atmosphere Monitoring Service), confermando nuovamente come ambiente, economia e società siano strettamente interconnessi da generare l’uno dei cambiamenti nell’altra, sottolineando come sia necessaria una maggiore responsabilità “nei confronti degli altri e […] in tutto ciò che è sostenibile ambientalmente e socialmente” (F. De Bortoli – in “6° Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile”-2020).

Insomma: il consumo sostenibile è in aumento costante, ed è una priorità delle generazioni future. Nel giro solamente di un paio d’anni, infatti, il numero di italiani che si è dichiarato fortemente interessato, nonché attivamente coinvolto, nelle tematiche green è cresciuto esponenzialmente (ad oggi sono oltre 35 milioni, con le fasce più giovani maggiormente interessate ed informate), ma soprattutto sono aumentate le persone disposte a investire, o semplicemente acquistare, in prodotti il cui utilizzo non comprometta e rispetti l’ambiente (ad oggi quasi il 90% degli italiani).

Come si traduce questo dato rispetto lo stile di vita dei consumatori? Innanzitutto in una grande attenzione al risparmio energetico: sono quattro su cinque, infatti, gli italiani che dichiarano di possedere luci led, lampade ed elettrodomestici a basso consumo, ed in generale uno su due sarebbe disposto positivamente rispetto l’utilizzo di energia rinnovabile anche a fronte di un aumento delle proprie spese.

Di pari passo vengono orientate le scelte inerenti la plastica: implementarne il riciclo e diminuirne l’utilizzo sembra l’obiettivo tanto delle aziende (uno studio del Boston Consulting Group ha calcolato come “investitori premiano le performance migliori sui temi ambientali con valutazioni tra il 3% e il 19% maggiori delle performance medie”), quanto dei consumatori. Il risultato è stato il boom di vendite, ad esempio, di borracce termiche e bottiglie in alluminio, ma anche di caraffe depura – acqua e, ancora in maniera embrionale, lo sviluppo di confezioni d’acqua in cartone riciclabile. Tutti articoli, fra l’altro, personalizzabili e di gran moda.

E, a proposito di moda, l’industria tessile continua ad essere, oltre che una delle più grandi eccellenze manifatturiere della nostra nazione, la più inquinante e meno ecosostenibile del pianeta (seconda solamente al settore petrolchimico). Il consumatore medio sembra oggi aver compreso i danni derivanti l’utilizzo di alcune fibre sintetiche, dallo smaltimento (tramite combustione) dei vecchi abiti e dei prodotti (coloranti e non, spesso chimici) che si trovano all’interno delle fibre. La risposta a queste criticità è l’attuale promozione e potenziamento della catena del riciclo e riparazione (quest’ultima spesso offerta gratuitamente dai brand o dai punti vendita), la riscoperta del vintage e dell’usato, ed il fashion renting, ovvero il noleggio di abiti, per cui anche in Italia stanno nascendo Startup che offrono questo servizio.

Investire “green” sembra dunque la nuova virtuosa tendenza da seguire. Ed in conformità a questi dati, spicca un ulteriore elemento incoraggiante: secondo i dati Consip diffusi a fine 2019, anche le Pubbliche Amministrazioni stanno sempre più optando per un taglio dei costi legati a prodotti non ecofriendly, riversando le liquidità ottenute in efficientamenti ed ammodernamenti delle proprie strutture.

Loro interesse principale è l’implementazione del risparmio energetico e la diminuzione degli sprechi dovuti ad impianti obsoleti (specie quello idrico), generando una mole di affari di circa 5,5 miliardi di euro, in aumento del 10% rispetto al precedente anno.

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