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Indagine sui consumi alimentari degli italiani

Indagine sui consumi alimentari degli italiani

Un’indagine di mercato sui consumi alimentari condotta da Nielsen ed Ismea delinea il profilo di un consumatore italiano che privilegia le piccole quantità, il benessere e il basso impatto ambientale, spende sempre meno per prodotti quali farine, yogurt e latte fresco, ma sempre di più per alimenti come bevande, carni e derivati.

Dai suoi comportamenti alimentari, evidenziati da questo studio, sembra emergere sì la volontà di privilegiare scelte di vita salutari e sostenibili ma, soprattutto, la voglia di recuperare l’ottimismo post-crisi attraverso acquisti poco dispendiosi e dall’alto coefficiente di “convivialità”. Da un lato, infatti, cresce l’interesse per i prodotti arricchiti (con vitamine e sali minerali ad esempio), per il free-from (prodotti cioè che non contengono quegli ingredienti che per ragioni diverse come intolleranze od allergie alimentari, ma anche più semplicemente come alternativa dietetica, si eliminano dalla propria alimentazione (es., lattosio, lievito, sale, etc..).) e continua ad espandersi il comparto biologico che è ormai esteso alle diverse categorie in modo trasversale. Dall’altro, crescono gli acquisti di birra, vino, snack salati, salumi e gelati. Tra i prodotti che registrano crescite più rilevanti si distingue la frutta, le cui vendite hanno segnato un +5,5% sospinte anche dal ribasso dei prezzi dovuto all’andamento climatico. In aumento anche la spesa per gli ortaggi, che ha segnato un +5,3%. Positive anche le performance di carni e salumi (+0,9 e + 2,7%), con particolare riferimento alle bovine che registrano un incremento della spesa del 1,1%. Meno evidente invece la crescita delle carni avicole (+0,6%) da attribuire al caro prezzi. Bene le carni suine che segnano un aumento della spesa dell’1,2%. Cresce anche la spesa per i prodotti ittici, specie per quanto riguarda il pesce fresco(+7,4%), seguito da un +4,2% per quello congelato. Resta stabile invece la spesa per oli e grassi in generale, così come per i derivati dei cereali, con tendenze negative della pasta di semola (-2,6 in valore e -1,6% i prezzi medi), farina, semole e prodotti per la prima colazione. Si conferma in flessione la spesa per latte e derivati, a partire dal latte fresco (-4%), sempre più spesso sostituito da prodotti alternativi, allo yogurt tradizionale (-3%), per arrivare alle flessioni tra l’1% e il 2% della spesa per i formaggi molli, duri e semiduri. Il segmento delle bevande invece è in netta crescita. La crescita della spesa per il comparto delle bevande (+4,5) è da ascriversi in buona parte al segmento delle birre, con un incremento di oltre 8 punti percentuali. Per i vini l’incremento della spesa è del 3%, sostenuta soprattutto dalle etichette a denominazione (Doc +4,9%, Igt +3,7%) e in particolare dagli spumanti (+6,3%). Per le bevande analcoliche la percentuale sale del 2,4.

Lo studio mette in evidenza anche un nuovo atteggiamento del consumatore. Quella che emerge è infatti l’immagine di un consumatore esigente, che legge le etichette per controllare gli ingredienti e curioso di sperimentare prodotti che fino a pochi anni fa erano relegati a nicchie di mercato (bio, superfood, prodotti premium). Un cambiamento per gli standard della Dieta Mediterranea ma, per molte aziende che investono in qualità e innovazione, un’occasione per allargare il proprio business.

Infine, secondo il monitoraggio Ismea-Nielsen, elaborato nell’ambito dell’indagine sui consumi nel primo semestre del 2017, la spesa delle famiglie per i prodotti alimentari registra un incremento del 2,5% rispetto allo stesso periodo 2016.

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