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Latte e derivati: scaduto il termine dei 180 giorni, ora è obbligatorio indicare l’origine sull’etichetta

Latte e derivati: scaduto il termine dei 180 giorni, ora è obbligatorio indicare l’origine sull’etichetta

Il 16 ottobre sono passati 180 giorni per smaltire le scorte di vecchie confezioni e scatta così definitivamente l’obbligo di indicare in etichetta l’origine del latte e dei prodotti lattiero-caseari come burro, formaggi, yogurt “per impedire di spacciare come Made in Italy i prodotti ottenuti degli allevamenti stranieri”. L’annuncio arriva dalla Coldiretti che certifica così il pensionamento del precedente sistema di etichettatura dei prodotti, rivoluzionato dall’entrata in vigore dal decreto sull’Indicazione dell’origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattieri caseari che era stato firmato dai ministri delle Politiche Agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda.

L’obbligo di indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari, si applica al latte vaccino, ovicaprino, bufalino e di altra origine animale.

L’obbligo di indicazione di origine del latte o dei prodotti lattiero-caseari comporta nuove diciture:

1)”Paese di mungitura”: nome del Paese nel quale è stato munto il latte;
2) “Paese di confezionamento e trasformazione”: nome del Paese nel quale il latte è stato condizionato o trasformato; Qualora il latte o il latte usato sia stato munto, condizionato o trasformato, nello stesso Paese, l’indicazione di origine può essere assolta con l’utilizzo della seguente dicitura: “origine del latte”: nome del Paese.
Se invece le operazioni indicate avvengono nel territorio di più Paesi membri dell’Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata, possono essere utilizzate le seguenti diciture: “latte di Paesi UE” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato o trasformato in Paesi UE” per l’operazione di condizionamento o di trasformazione. Infine qualora le operazioni avvengano nel territorio di più Paesi situati al di fuori dell’Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata, possono essere utilizzate le seguenti diciture: “latte di Paesi non UE” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato o trasformato in Paesi non UE” per l’operazione di condizionamento o di trasformazione.

C’è quindi soddisfazione per la “positiva” conclusione di una lunga battaglia che risponde alle esigenze di trasparenza degli italiani che secondo la consultazione pubblica online del ministero delle Politiche agricole, in più di 9 casi su 10, considerano molto importante che l’etichetta riporti il Paese d’origine del latte fresco (95%) e dei prodotti lattiero-caseari quali yogurt e formaggi (90,84%), mentre per oltre il 76% lo è per il latte a lunga conservazione.

“Realizzato nell’ambito del Programma generale d’intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2015”

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