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Newsletter_1 del 16.04.2017

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Leggere le etichette degli abiti per lavarli al meglio

L’etichetta è la vera e propria carta d’identità di un capo. L’etichetta deve riportare:
 il nome o il marchio del fabbricante o del distributore;
 la composizione del tessuto con la dichiarazione delle fibre;
 le istruzioni relative alle modalità di pulitura e stiratura.
Per la manutenzione del prodotto tessile l’etichetta deve indicare come lavare il capo, se e come stirarlo, la possibilità di candeggiarlo (i classici simboletti della bacinella, del ferro e via dicendo, che vedremo successivamente).
Quando il simbolo è sbarrato da una “X” significa che il trattamento specifico non è possibile applicare il trattamento in questione.
La legge ne prevede l’esistenza e specifica che in essa debbano essere riportate informazioni riguardanti la composizione e la manutenzione dei prodotti. Una circolare del Ministero dell’Industria ha infatti esteso anche a questo settore le disposizioni previste per l’etichettatura di un gran numero di prodotti dalla Legge 126/91 e dal relativo Decreto di attuazione (D.M. 8.2.1997, Nr. 101).
Oggi non è più possibile vendere capi sprovvisti di tale etichetta, e il consumatore può segnalare eventuali inadempienze alla Camera di Commercio, ufficio UPICA, che svolge l’attività di controllo e di applicazione delle sanzioni (in questo caso, fino a 3.000€).
Attraverso l’obbligo di etichettatura si dovrebbe risolvere anche il problema delle responsabilità delle lavanderie: se la pulitura rispetta l’etichetta, la responsabilità per eventuali danni rimane a carico del produttore, e verso il cliente ne risponde il venditore del capo.
Altre cose da sapere:
Per tutti i tessuti,
 se possibile, evitare le alte temperature
 se l’etichetta lo permette, optare per il lavaggio in lavatrice piuttosto che a mano
 i vestiti fatti asciugare al sole si infeltriscono più facilmente
 scegliere gli agenti sbiancanti piuttosto che la candeggina che attacca le fibre
 gli abiti foderati vanno sempre lavati a secco.
Inoltre:
 la lana si restringe se lavata in acqua troppo calda e si deforma se viene appesa
 il cotone si stira facilmente e deve essere lavato separatamente quando è colorato
 la seta non sopporta né acqua calda né centrifuga e dev’essere lavata a secco
 la lana, la seta, i tessuti che perdono il colore e i capi che comportano elementi metallici e in cuoio non devono mai essere lasciati in ammollo.
La composizione, ossia come riconoscere le fibre:
La composizione della fibra è solitamente rappresentata da sigle internazionali che indicano la vera composizione e garantiscono l’originalità del prodotto.
Il Decreto Legislativo 22.5.1999 Nr. 194, in attuazione della Direttiva 96/74/CE disciplina che: la tolleranza di altre fibre all’interno dei prodotti definiti al 100% di un’unica fibra o con la dicitura “puro” è stata diminuita, portandola al 2% del peso del prodotto. Essa viene estesa al 5% nel caso di prodotto cardato.
Denominazioni come “lana vergine” sono riservate a lana mai utilizzata precedentemente in capi di abbigliamento, mentre “100% pura lana” può riferirsi a lana “riciclata”, cioè ottenuta da capi consegnati alla raccolta dell’usato.
Nel caso di prodotti costituiti da più fibre composte NON è obbligatoria la dichiarazione della composizione dettagliata per le fibre che non raggiungono il 30% del peso totale.
L’indicazione della composizione è prevista non solo sui capi, ma anche ad esempio su pubblicità o cataloghi per corrispondenza.

“Realizzato nell’ambito del Programma generale d’intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2015”

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