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Newsletter_10 del 16.05.2017

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Obesità: più i chili aumentano, più la memoria diminuisce

Grasso non è bello, soprattutto quando l’eccesso di peso diventa obesità. E non lo è neanche per la mente, che ne viene influenzata negativamente, fino ad incidere sulla memoria. Che, mentre i chili aumentano, cala. Come ha confermato uno studio dell’Università di Cambridge, pubblicato sulla rivista Quarterly Journal of Experimental Psychology. Dai dati raccolti è emerso che ad un alto indice di massa corporea corrisponde una riduzione della memoria cosiddetta episodica che produce ricordi confusi e instabili soprattutto riguardo ad esperienze del passato. Già in precedenza alcune ricerche sul tema avevano dimostrato che i topolini in sovrappeso raggiungevano punteggi inferiori in quanto a memoria, ma non erano mai stati testati degli esseri umani. Nel nuovo studio sono state esaminate cinquanta persone con un indice di massa corporea che va da 18 (sano) a 51 (molto obeso). Tutte sono state sottoposte a un test di memoria: dovevano nascondere oggetti virtuali in tempi e scene diverse sullo schermo di un computer. In seguito, sono state invitate a ricordare quello che avevano nascosto e dove e quando lo avevano fatto. I risultati hanno mostrato che le persone obese avevano meno memoria ottenendo punteggi inferiori del 15% rispetto a coloro che erano più magri e decisamente più in forma.
«Quello che abbiamo suggerito – ha detto Lucy Cheke, una delle autrici dello studio – è che più è alto l’indice di massa corporea e più si ha una certa riduzione della vividezza della memoria, ma non la creazione di spazi vuoti o amnesia». Secondo i ricercatori, è valido anche l’invero e cioè che una memoria episodica meno vivida del solito potrebbe contribuire a sua volta all’obesità. Accade infatti che le persone in sovrappeso spesso tendono a dimenticare il pranzo recente e quindi, avendo una minore capacità di regolazione per i pasti successivi, finiscono col mangiare ancora di più.

Diabete: i sintomi per riconoscerlo

Le possibilità di ammalarsi di diabete dipende da alcuni fattori, tra i quali spicca il nostro stile di vita. L’obesità è infatti considerata la causa principale. Mangiare sano, l’attività fisica, il non bere, sono fattori che, a parere degli scienziati, riducono drasticamente la possibilità di ammalarsi di diabete.
Secondo il Dott. Francesco S. Celi della Virginia Commonwealth University School of Medicine, il diabete è una delle principali cause di cecità e nel tempo può danneggiare reni, occhi, nervi e portare ad amputazioni.
Purtroppo – afferma il Dottor Celi – la nostra società ci offre un costante rifornimento di cibo a basso costo e ricco di calorie e carboidrati, e abbiamo diminuito drasticamente la nostra attività fisica. Ciò che appare come una benedizione, si è trasformata in una maledizione.
Il diabete dell’adulto, o “mellito di tipo 2” rappresenta circa il 90% dei casi di diabete: l’organismo non riesce a produrre una quantità sufficiente dell’ormone dell’insulina, ormone che ci occorre per metabolizzare gli zuccheri. Si differenzia dal diabete mellito di tipo 1, meno frequente, nel quale l’insulina è completamente assente, a causa di malfunzionamento del pancreas.
Passando ai sintomi del diabete, esso può rimanere in fase asintomatica per diversi anni. Per questo occorre fare molta prevenzione perché una volta diagnosticata, la malattia è cronica e incurabile.
Ecco alcuni sintomi in presenza dei quali è consigliabile effettuare accertamenti rivolgendosi ad un medico:
sete e stimolo frequente ad urinare.
aumento della fame.
perdita di peso.
affaticamento e irritazione.
problemi di vista, difficoltà a mettere a fuoco.
difficoltà di guarigione delle ferite o infezioni frequenti.
macchie scure e vellutate nelle pieghe della pelle, soprattutto a livello delle ascelle.

“Realizzato nell’ambito del Programma generale d’intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2015”

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