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Newsletter_17 del 03.08.2017

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Contraffazione: il mercato italiano è al secondo posto nel mondo

Se l’Italia, dopo gli Stati Uniti, è il Paese più interessato al mondo dal fenomeno della contraffazione, un motivo ci sarà. Anzi, più di un motivo che, guardando alla criminalità organizzata, si declina con le parole camorra e ‘ndrangheta. La Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della contraffazione ha approvato la relazione conclusiva e il ruolo delle due mafie emerge in tutta la sua potenza. «Camorra, ‘ndrangheta e, purtroppo, anche casi riconducibili al terrorismo internazionale – dichiara Susanna Cenni, capogruppo Pd nella Commissione parlamentare sulla e relatrice dell’indagine – emergono da numerose indagini svolte a livello nazionale ed internazionale, firme di criminalità che controllano ed impongono mercati e scelgono di investire sulla contraffazione perché più remunerativa e meno rischiosa penalmente di altri comparti. Sappiamo che il fenomeno contraffazione si prevede in ulteriore crescita nei prossimi anni, e ciò ci impone di alzare la guardia sia sul terreno delle azioni di contrasto che delle pene».
I numeri della contraffazione sono impressionanti. Lo studio “Trade in counterfeit and pirated goods” del 2016, a cura dell’Ocse e dell’Ufficio per la proprietà intellettuale dell’Unione europea stima che il 2,5% degli scambi mondiali sia costituito da beni contraffatti, per un valore corrispondente a 338 miliardi di euro al tasso di cambio dell’epoca, che al tasso odierno equivale a 461,85 miliardi di dollari, una cifra pari al Pil dell’Austria o alla somma del Pil di Irlanda e Repubblica Ceca (le importazioni di merce contraffatta in Europa riguardano il 5% del totale). Si tratta della prima voce mondiale all’interno dell’”Illicit Trade”, molto superiore al traffico di stupefacenti. Il trend è in forte crescita, in quanto nel 2008 il volume globale si attestava a 200 miliardi di dollari, pari all’1.9% del totale del traffico commerciale.
Nel rapporto del Censis “La contraffazione: dimensioni, caratteristiche ed approfondimenti”, del giugno 2016, si stima che il fatturato della contraffazione in Italia nel 2015 ammonti a 6,9 miliardi di euro, con un incremento del 4,4% rispetto ai 6,5 miliardi di euro stimati per il 2012. La perdita di gettito fiscale conseguente a tale giro d’affari illecito è stimata in 5,7 miliardi di euro (1,7 miliardi di euro per la produzione diretta e 4 miliardi di euro per la perdita di gettito sulla produzione indotta in altri settori connessi), con un valore aggiunto sommerso di 6,7 miliardi di euro ed oltre 100.000 posti di lavoro in meno. Un’eventuale immissione sul mercato di un equivalente di merci legali al valore di quelle contraffatte sarebbe suscettibile di determinare un incremento della produzione interna pari a 18,6 miliardi di euro (lo 0,6% del totale), con aumento del valore aggiunto del Paese di 6,7 miliardi.

“Realizzato nell’ambito del Programma generale d’intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2015”

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