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Newsletter_23 del 10.10.2017

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Moda sostenibile: cos’è e perché è importante

Si parla ormai da molti anni della salvaguardia del Pianeta e della tutela delle persone, ma oggi più che mai, è doveroso applicare questi concetti anche alla moda, seconda industria più inquinante al mondo. Trasformandola in un settore più sostenibile che include tanto i principi della moda ecosostenibile quanto quelli della moda etica.
Moda sostenibile, ecosostenibile ed etica. Queste tre definizioni vengono spesso utilizzate in maniera inappropriata a causa di criteri molto simili presenti all’interno della filiera, tuttavia una differenza esiste. La moda sostenibile mira a instaurare un rapporto armonioso sia con l’ambiente che con le persone: nel primo caso prende spunto dalla moda ecosostenibile e nel secondo dalla moda etica. Ma quali sono le pratiche dell’una e dell’altra racchiuse nel concetto di moda sostenibile?
Eliminazione delle sostanze tossiche
Per ridurre l’impatto ambientale della tradizionale industria della moda, si sta dimostrando molto utile l’impegno di alcune associazioni ambientaliste. Per esempio, la lotta di Greenpeace contro le pratiche impattanti del settore tessile e dell’abbigliamento è iniziata nel 2011 con l’iniziativa “Panni Sporchi”, quando nelle acque reflue delle fabbriche in Cina si scoprì la presenza di alcune sostanze tossiche particolarmente nocive per l’ambiente e le persone. I gruppi di sostanze incriminate, tutt’oggi utilizzate da molti stabilimenti, furono esattamente undici, ovvero alchilfenoli, ftalati, ritardanti di fiamma bromurati e clorurati, coloranti azoici, composti organici stannici, composti perfluoroclorurati, clorobenzeni, solventi clorurati, clorofenoli, paraffine clorurate a catena corta e metalli pesanti come cadmio, piombo, mercurio e cromo VI.
Si tratta di sostanze non biodegradabili che, quindi, con il lavaggio degli abiti, vanno ad accumularsi nelle acque reflue provocando un danno ambientale notevole. E come ha spiegato la Global head of chemistry di UL (azienda specializzata in sicurezza dell’ambiente e del lavoro), Anne Bonhoff, durante un summit di sensibilizzazione rivolto al settore moda, “il problema non rimane isolato esclusivamente alla filiera, ma interessa anche il consumatore che inconsapevolmente continua a inquinare l’ambiente”.
Un altro fattore di rischio determinato dall’impiego di queste sostanze è il bioaccumulo, ovvero quel processo attraverso il quale si agglomerano sulla pelle causando l’insorgere di gravi patologie. Esiste, infatti, una legislazione a livello europeo che ne limita rigidamente l’uso in quanto alcune di queste sono potenzialmente cancerogene o, comunque, agiscono sul sistema ormonale modificandolo geneticamente. Andando a interferire, quindi, con il regolare sviluppo sessuale degli organismi che ne sono venuti a contatto direttamente.
Detox e Zero Discharge of Hazardous Chemicals (ZDHC) sono due programmi che, ponendosi da guide per le aziende, si prefissano come obiettivo finale l’eliminazione totale di queste sostanze dalla produzione entro il 2020. E in particolare, ZDHC ha creato un registro online dove vengono raccolti tutti i risultati delle analisi delle acque reflue provenienti da diversi stabilimenti e paragonati con dei dati guida, in maniera da educare tutta la filiera tessile, dai fornitori ai produttori, a una maggiore trasparenza.

Utilizzo di ossido di etilene per il trattamento di biberon e tettarelle

La Direzione generale della prevenzione sanitaria con la nota “Utilizzo di ossido di etilene per il trattamento di biberon e tettarelle” del 9 ottobre 2017, indirizzata agli Assessori regionali alla sanità, risponde alle richieste di chiarimento da parte di Aziende Ospedaliere, Società Scientifiche e Regioni riguardo l’utilizzo di biberon/tettarelle monouso sterili nei i reparti ospedalieri, e dell’ossido di etilene (EtO) quale agente per la loro sterilizzazione.
In particolare nella nota si legge che: “L’EtO è indicato quale agente sterilizzante – nel rispetto dei requisiti essenziali fissati dalla legislazione sui medical devices – solo per biberon e tettarelle a marchio CE che sono classificati quali dispositivi medici e che vengono adoperati solo per soggetti che presentano una compromissione del sistema immunitario o gravi patologie che rendano necessario il processo di sterilizzazione. In tutti gli altri casi è sufficiente dotarsi di tettarelle e biberon disinfettati e sanificati senza l’impiego dell’Eto.
Infine, si raccomanda, prima di effettuare qualunque acquisto di tettarelle o biberon sterili da destinarsi ai neonati affetti da patologie gravi o immunodepressi, di verificare che non siano presenti sul mercato dispositivi sterilizzati mediante metodiche alternative all’ossido di etilene ugualmente efficaci”.

“Realizzato nell’ambito del Programma generale d’intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2015”

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