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Newsletter_23 del 28.09.2017

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Sicurezza alimentare: dati allarmanti emergono dal Piano Nazionale Integrato del Ministero della Salute

Il rapporto del Piano Nazionale Integrato che ogni anno il Ministero della Salute redige per fotografare analisi e controlli svolti nel comparto alimentare in Italia mette in luce dati allarmanti in merito alla sicurezza alimentare: sebbene alcuni settori siano in miglioramento, sono state sequestrate oltre 1000 tonnellate di prodotti falsi. Diminuisce invece la percentuale di residui negli alimenti (0,12%).
La relazione approfondisce differenti settori del mondo alimentare: dai controlli in impianti produttivi e mezzi di trasporto a quelli che indagano la presenza di residui in prodotti animali, dalle verifiche dei NAS a quelle delle Capitanerie di Porto relativamente ai prodotti ittici, dagli alimenti contraffatti a quelli provenienti dall’estero.
La maggior parte di controlli vengono effettuati dalle ASL e dal Servizio di Igiene degli alimenti, che su 275mila ispezioni hanno rilevato circa 54mila infrazioni.
Numeri in diminuzione per i residui nei prodotti animali, prevalentemente antibiotici e farmaci veterinari: su 41mila campioni analizzati sono stati riscontrati 49 prodotti contaminati.
I dati più rilevanti riguardano il fenomeno dell’agropirateria, ovvero della contraffazione agroalimentare: in oltre 700 aziende ispezionate sono stati sequestrati prodotti per un totale complessivo di 800 tonnellate di merce falsa. Da aggiungersi alle 215 tonnellate di cibo e 336mila litri di bevande e alimenti liquidi irregolari sequestrati dalla Guardia di Finanza.
Il tema della sicurezza alimentare è certamente molto delicato e sotto la lente di ingrandimento di controlli e ispezioni, soprattutto in Paesi come l’Italia in cui vi è un’elevata produzione agroalimentare nonché forte cultura legata all’universo del cibo.
Lo stesso Ministero della Salute ha di recente riconosciuto l’importanza di segnalare ai consumatori i più comuni pericoli che metterebbero a rischio la salute umana.

Antibiotico-resistenza: sul banco degli imputati anche i fast food

Nelle ultime ore diversi allarmi sono stati lanciati riguardo la resistenza agli antibiotici che, secondo le previsioni di una ricerca sulla rivista The Review on Antimicrobial Resistance, nel 2050 sarà la causa della morte di 10 milioni di persone nel mondo, ogni anno. Anche la Società italiana di neonatologia si è unita alla preoccupazione, assicurando che il pericolo di sviluppare troppa resistenza agli antibiotici riguarda anche i bambini, e ha invitato a una prescrizione responsabile di questo tipo di farmaci. Ma l’assorbimento degli antibiotici può avvenire anche tramite l’alimentazione. Per questo, è sempre più alta la pressione dei consumatori affinché le catene di ristorazione rinuncino a utilizzare carne da bestiame allevato con utilizzo di antibiotici.
Negli Stati Uniti, le maggiori catene si stanno gradualmente impegnando in questi senso. Secondo il terzo rapporto sulla “reazioni a catena”, curato da Friends of the Earth, ConsumersUnion e altri associazioni, la situazione sta migliorando anche se ancora ci sono molti passi da fare. Quasi tutti i cambiamenti positivi si sono concentrati finora nel ridurre l’eccessivo uso degli antibiotici nei solo polli. Tra le catene di ristorazione presenti anche in Italia, l’unica che ottiene un voto molto buono e Subway, mentre McDonald’s si ferma a più che sufficiente e Burgers King e Starbucks risultano mediocri. Tra queste, infatti, solo Subway ha messo in campo una politica contro le materie prime allevate con antibiotici che va oltre il pollame e coinvolge anche la carne suina e bovina. McDonald’s, ad esempio, ha annunciato che tutti i polli serviti negli Stati Uniti sono stati allevati senza antibiotici. Tuttavia, non ha fatto preso nuovi impegni per carni bovine o suine.
Nell’agosto 2017 McDonald’s ha pubblicato una nuova documentazione “Vision on Antibiotic Stewardship” che ha stabilito obiettivi ambiziosi per limitare l’uso di antibiotici in tutta la sua catena globale di approvvigionamento per tutte le sue carni. Tuttavia, in questa nuova promessa non sono state stabilite scadenze per carni suine e carni bovine. Burger King ha adottato nuove politiche che limitano l’uso di medicinali e di tutti gli antibiotici nel pollo per la prima volta quest’anno. Ma mancano l’attuazione, la trasparenza e le scadenze in materia di manzo e carne di maiale. Purtroppo, la classifica riguarda gli Usa e non è dato sapere se anche in Italia queste catene seguano la stessa politica o se siano più o meno virtuose che negli States.

“Realizzato nell’ambito del Programma generale d’intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2015”

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