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Newsletter_30 del 14.12.2017

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FAKE NEWS SULLA SALUTE: A CASCARCI SONO 9 MILIONI DI ITALIANI

Fake news non solo in politica e nella cronaca. Le bufale colpiscono anche il delicato settore della salute. Su 15 milioni di italiani che si improvvisano medici online e cercano in rete notizie, rimedi, approfondimenti sanitari quasi 9 milioni (fra cui 3,5 milioni di genitori) sono stati in qualche modo vittime di fandonie costruite ad arte per i più diversi scopi: disinformare, guadagnare, terrorizzare. Tutto questo solo nel corso dell’ultimo anno, almeno stando ai numeri diffusi da una ricerca del Censis in collaborazione con Assosalute appena presentata a Roma. Medico (53,5%) e farmacista (32,2%) rimangono le fonti più accreditate e consultate ma il web è ormai al terzo posto (28,4%) visto che il 17% degli italiani visita siti generici, il 6% portali istituzionali e un (per fortuna) residuale 2,4% si affida addirittura ai social network.
Come spesso capita, al calare dell’età media aumenta il ricorso ai canali digitali. Il mondo della salute non fa eccezione. I Millennial, cioè i nati fra primi anni ’80 e metà degli anni Duemila, sono i più propensi (36,9%) a informarsi su internet su disturbi e malattie. Una richiesta, quella di informazioni certe e sicure specialmente per i malanni di lieve entità, tuttavia molto forte in qualsiasi fascia d’età. Di piccoli disturbi ne soffrono d’altronde 49 milioni di persone, 17 dei quali con grande frequenza. Tanto da compromettere la loro qualità della vita.
Quali sono? Si va dal mal di schiena (40,2%, in aumento negli ultimi dieci anni) a raffreddore, tosse, mal di gola, problemi respiratori (36,5%). E ancora mal di testa (25,9%), mal di stomaco, gastrite, problemi della digestione (15,7%), influenza (13,9%) e problemi intestinali (13,2%). Salgono, rispetto al passato, anche i dolori muscolari, le congiuntiviti e i capricci dell’intestino, fra le altre patologie. In oltre sette casi su 10 gli italiani si dicono convinti di potersi curare da soli, rispetto a questi disturbi, con farmaci da banco (li comprano e usano 46 milioni di persone, 15 lo fanno spesso). Una fetta cresciuta nel tempo, visto che nel 2007 era del 64,1%. Un atteggiamento che ovviamente risponde all’idea di conoscere bene ciò di cui si soffre, oltre che per risparmiare tempo.
Non tutto, però, è da condannare. Anzi. Pare che in fondo nella prima assunzione di un farmaco gli italiani siano piuttosto accorti (il 70,4% chiede consiglio a medico o farmacista, l’83,1% legge sempre il foglietto illustrativo e il 68,4% dice di capirlo bene). E in fondo quasi 9 su dieci, dopo qualche giorno e se il farmaco non produce gli effetti sperati, si rivolge al medico o, di nuovo, al farmacista (ma di meno, si va prevalentemente dal dottore).
«Gli italiani non usano i farmaci come semplici beni di consumo – conferma il Censis – la spesa pro-capite per farmaci senza obbligo di prescrizione in Italia è pari in media a 40,2 euro all’anno, nel Regno Unito sale a 69,6 euro, in Germania a 80,1, in Francia a 83,1 euro e il valore pro-capite medio tra i grandi Paesi europei è di 65,7 euro. Gli italiani spendono per i farmaci senza obbligo di ricetta il 39% in meno della media degli altri grandi Paesi europei». Insomma l’autocura ha dei vantaggi, anche perché evita che milioni di persone riversino sul Sistema sanitario nazionale esigenze che nella stragrande maggioranza delle volte possono risolversi con questa triangolazione. Occhio, però, alle bufale.

“Realizzato nell’ambito del Programma generale d’intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2015”

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