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Newsletter_5 del 17.05.2017

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L’Europa in campo contro lo spreco alimentare

Lo scorso 16 maggio la sessione plenaria del Parlamento europeo ha approvato con 623 voti a favore, 33 contrari e 20 astensioni una risoluzione d’iniziativa su “Efficienza sotto il profilo delle risorse: ridurre lo spreco alimentare, migliorare la sicurezza alimentare” proposta dall’on. Biljana Borzan.
I deputati europei, riconoscendo che “il cibo è un bene prezioso” e che “gli sprechi alimentari hanno costi sociali, economici ed ambientali elevati ed implicazioni etiche”, invitano la Commissione europea e gli Stati membri a ridurre lo spreco alimentare del 30% entro il 2025 e del 50% entro il 2030, come previsto dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.
In questa relazione il Parlamento europeo ritiene in modo chiaro la necessità di stabilire una gerarchia di azioni che vede la prevenzione come misura prioritaria, subito seguita dalla ridistribuzione delle eccedenze alimentari ai fini del consumo umano. Infatti, viene sostenuto che “le eccedenze della catena alimentare non dovrebbero trasformarsi direttamente in rifiuti alimentari se possono essere utilizzate per l’alimentazione umana e […] una legislazione appropriata in materia di eccedenze alimentari potrebbe consentire ai rifiuti alimentari di trasformarsi in risorse”. A tal fine, i deputati europei suggeriscono alla Commissione europea alcune misure per ridurre lo spreco alimentare, come facilitare le donazioni di alimenti. Il valore delle donazioni di alimenti è evidente: permettono di aiutare persone in difficoltà che non possono permettersi di acquistare determinati prodotti alimentari o una quantità sufficiente di alimenti di qualità e allo stesso tempo ridurre lo spreco alimentare. Per questo i deputati europei hanno ribadito il valore dell’attività svolta da “iniziative sociali e promosse dal basso, come i banchi alimentari o le mense gestite dalle organizzazioni caritative, [che] riducono il livello di spreco alimentare e aiutano i più indigenti e, conseguentemente, contribuiscono alla trasformazione di una società responsabile e consapevole”.
La relazione quindi sollecita gli Stati membri ad adottare legislazioni nazionali per limitare la generazione dei rifiuti alimentari ed evidenzia il ruolo trainante dell’Italia in questo ambito avendo “adottato una legislazione che agevola la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari a fini di solidarietà sociale, escludendo la responsabilità dei donatori per gli alimenti donati in buona fede e ritenuti idonei al consumo al momento della donazione”. Inoltre, pur non esistendo una definizione e una metodologia comune a livello di UE per misurare le eccedenze alimentari, la relazione “evidenzia che l’Italia ha adottato una legislazione che definisce le eccedenze della catena alimentare e prevede una gerarchia per il recupero delle eccedenze dando la priorità al consumo umano”, quindi “invita la Commissione a esaminare gli effetti di detta legislazione sulla donazione e gli sprechi di alimenti in Italia, e a valutare la possibilità di proporre, se necessario, una normativa simile a livello di UE”. Poi la relazione “invita la Commissione a esaminare la possibilità e gli effetti dell’introduzione della “legge del Buon Samaritano”; invita la Commissione europea a chiarire in che modo gli atti legislativi quali il regolamento (CE) n. 178/2002 e la direttiva 85/374/CEE disciplinino la responsabilità nella donazione di prodotti alimentari”.
Inoltre, la relazione sollecita la Commissione europea a proporre un cambiamento nelle vigenti direttive sull’IVA per autorizzare in maniera esplicita le donazioni di alimenti e invita gli Stati membri a definire accordi volontari e istituire incentivi economici e fiscali ai fini della donazione di prodotti alimentari e altri mezzi volti a limitare lo spreco di alimenti.
Infine, i deputati invitano la Commissione europea a fare chiarezza sulle definizioni “consumarsi preferibilmente entro” e “scade il”, che creano confusione tra i consumatori e generano conseguente spreco alimentare.
Con questa relazione il Parlamento europeo ha dimostrato in modo evidente il proprio impegno rispetto al dovere morale e politico nel ridurre l’enorme quantità di cibo sprecato ogni anno nell’Unione europea, una delle comunità più ricche e prospere del mondo ma dove 55 milioni di persone non possono permettersi un pasto di qualità ogni due giorni. Un impegno concreto che dà forza al lavoro dei 326 Banchi Alimentari della Fédération Européenne des Banques Alimentaires che operano quotidianamente in 23 paesi europei.

Alimentazione dei bambini: mamme italiane informate ma ansiose

In fatto di cibo le mamme italiane sono promosse, ma con riserva: se hanno un buon livello di informazione, nella pratica faticano ad imporre ai figli un regime equilibrato (solo 2 su 10 giudicano adeguata l’alimentazione dei figli). A dirlo una ricerca di Doxa realizzata per Unaitalia che svela abitudini e comportamenti delle mamme italiane. Il 90% delle intervistate prepara personalmente i pasti ai bambini mentre 4 su 10, circa due milioni di loro, ammette di avere dubbi su cosa far mangiare ai propri figli, non sa a chi chiedere consiglio, si sente in colpa se non è presente ed è molto preoccupata per il rischio, sempre possibile, che i propri figli prendano cattive abitudini alimentari. E quando hanno un dubbio, subito dopo l’esperto guardano lo smartphone: è infatti il web il luogo a cui 1 mamma su 2 si rivolge quando cerca un’informazione su un alimento.
Pane, pasta e pollo
Gli alimenti che prediligono sono pane e pasta che vengono consumati quasi quotidianamente nel menù dei bambini (da tutti i giorni a 3-4 volte a settimana, rispettivamente, per l’80 e il 90% delle mamme). Molto meno presenti cereali (2,4 volte a settimana in media), riso (1,5) e patate (1,4). Quanto alla carne, le mamme la propongono in media 3 volte a settimana, in particolare la carne bianca che arriva in tavola con maggior frequenza: l’84% lo propone ai propri figli almeno una volta la settimana.
Sempre la colazione ma mai con la tv accesa.

“Realizzato nell’ambito del Programma generale d’intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2015”

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