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Newsletter_7 del 23.05.2017

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I millenials italiani sempre più attenti alle etichette

Leggono le etichette e si interessano alla composizione dei tessuti e alla provenienza geografica. Sono i millennials italiani, ovvero gli adulti di età compresa tra i 18 e i 35 anni, interrogati da Cotton Usa sulle loro abitudini per l’acquisto di capi d’abbigliamento. In particolare, dall’indagine emerge che il 74% degli intervistati legge le etichette per conoscere la composizione dei tessuti e per il 73% è importante la provenienza geografica di un capo d’abbigliamento.
Inoltre, il cotone è la fibra preferita dall’82% dei millennials. Più di un millennial su 3 mostra un grande interesse per la composizione del tessuto e per le fibre usate, superando aspetti come la notorietà del brand, che riscuote invece meno successo. Nonostante il rapporto qualità/prezzo sia il driver di acquisto principale per il 55% dei Millennials, il 51% è disposto a pagare un po’ di più per un tessuto che duri nel tempo e resista a diversi lavaggi. Sono particolarmente attenti a questo aspetto le donne (57%) e i 30 – 35enni (56%).
I giovanissimi (18-23enni) sono invece più focalizzati sulla funzionalità traspirante del tessuto (42% contro il 36% del totale degli intervistati) e sulla morbidezza del tessuto (34% contro 30%). Se oltre il 70% ritiene importante la provenienza geografica di un capo d’abbigliamento, il 38% riconosce che la qualità dei capi d’abbigliamento non è più prerogativa del ‘made in Italy’, perché può essere garantita anche da altri paesi.

Le sostanze tossiche più diffuse nei capi d’abbigliamento

In Italia il 7-8% delle patologie dermatologiche sono dovute ai vestiti che indossiamo (studio commissionato dalla Commissione Ue Chemical substances in textile products and allergic reactions). Le più diffuse sostanze nocive e pericolose per la nostra salute sono:
Coloranti azoici (azocoloranti) – coloranti cancerogeni a basso costo, fortunatamente vietati in Europa dal 2002.
Nichel – fortemente allergizzante componente dell’acciaio inossidabile inox e altre leghe resistenti alla corrosione, presente in bigiotteria, bottoni, zip ecc.
Cadmio – un metallo tossico cancerogeno dall’aspetto argenteo. L’Unione Europea vieta l’uso del cadmio nei gioielli.
Piombo – un metallo velenoso presente nella bigiotteria.
Formaldeide – gas usato come disinfettante per proteggere i prodotti dai batteri, funghi e virus, provoca irritazioni e bruciori a occhi, naso e gola, ma anche cefalee, stanchezza e malessere generale.
Clorofenoli Pcp, Tpc e relativi Sali – usati per conservare i prodotti durante il lungo viaggio dall’Asia, sono anche componenti di paste per la stampa sui tessuti.
Ftalati – liquidi incolori aggiunti alla plastica, sono pericolosi per gli umani, causano scompensi ormonali e danneggino lo sviluppo dei nascituri. Per questo è meglio ridurre al minimo il contatto diretto della pelle con la plastica.
Paraffine clorurate a catena corta (SCCPs) – ritardanti di fiamma e agenti di rifinitura per la pelle e i tessuti, sono tossici e si accumulano negli organismi.
Metalli pesanti come Cadmio, Piombo, Mercurio, Cromo VI presenti nei coloranti possono accumularsi nel corpo per molto tempo e sono altamente tossici, con effetti irreversibili, inclusi danni al sistema nervoso. Le sostanze tossiche sopraelencate sono ammesse in quantità minime oppure completamente vietate dalla normativa dell’Unione Europea.

“Realizzato nell’ambito del Programma generale d’intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2015”

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