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Newsletter_7 del 29.04.2017

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Possibile correlazione tra il consumo di bevande zuccherate in gravidanza e asma nei bambini

Sembrerebbe esserci un’associazione tra l’elevato consumo di bevande zuccherate e asma nei bambini; tuttavia tale correlazione è stata poco studiata.
La squadra del Queen Mary University di Londra ha utilizzato i dati di uno studio per reclutare 9mila coppie di madri e figli.
Mentre vi erano solo prove deboli di legame tra l’assunzione di zuccheri semplici in gravidanza e l’asma in generale nei figli all’età di sette anni, vi erano invece forti associazioni positive con allergia e asma allergico.
Nelle mamme che assumevano più zucchero era presente un aumento del rischio del 38% di allergia nei figli e un aumento del 100% del rischio di asma allergico rispetto a quelle che ne assumevano meno.
Tra le ipotesi, c’è il fatto che una elevata assunzione di fruttosio possa causare una risposta immunitaria allergica post nascita che porta un’infiammazione allergica nel polmone in via di sviluppo.
“Il prossimo passo – sottolinea Seif Shaheen, autore principale dello studio – è vedere se possiamo replicare questi risultati in una coorte diversa di madri e bambini. Quindi si potrà progettare uno studio per verificare se possiamo prevenire l’allergia infantile e l’asma allergico riducendo il consumo di zucchero in gravidanza. Nel frattempo, raccomandiamo alle donne incinte di evitare un eccessivo consumo di zucchero”.

Appello dei gastroenterologi: richiesti troppi esami endoscopici. Il 30% delle gastroscopie e delle colonscopie sono inutili.

Cattiva digestione, reflusso gastroesofageo, disturbi intestinali e dintorni. Sono tanti i problemi di salute che rimangono “sullo stomaco”, per i quali troppo spesso vengono prescritti esami che non servono, sono costosi e controindicati. A rivelarlo è la Società Italiana di Gastroenterologia e Endoscopia digestiva che lancia un vero e proprio allarme sull’eccesso di accertamenti che si potrebbero evitare. Si tratta di una sorta di appello affinché venga ristabilita una corretta «appropriatezza prescrittiva» riguardo agli esami endoscopici che vengono attuati in maniera esorbitante. Basti pensare che il 30% delle gastroscopie e delle colonscopie che si fanno in Italia sono inutili. Vale a dire: 30 milioni bruciati per 500 mila procedure non consone. Che cioè vengono prescritte, non per terapia ma a scopo diagnostico, senza una corretta indicazione in un numero enorme di casi. E poi spesso questi esami si ripetono, inutilmente, a distanza troppo ravvicinata di 1, 2 anni anche in presenza di una semplice gastrite o esofagite. «Due convinzioni assai diffuse, ma purtroppo in gran parte infondate – ha sottolineato il professor Antonio Craxì presidente della Sige – sono quelle che la migliore prevenzione delle malattie si faccia eseguendo periodicamente esami di laboratorio o strumentali in assenza di qualunque sintomatologia o rischio specifico di malattia, e che ogni diagnosi debba essere supportata da esami approfonditi, anche quando la condizione è ovvia». Fra tutti si abusa degli esami per la cosiddetta digestione difficile, o “dispepsia”, una condizione molto frequente che nella maggior parte dei casi è legata a una gastrite causata dall’infezione da Helicobacter pylori. Per la quale è sufficiente adottare la cosiddetta strategia test-and-treat con un test non invasivo (breath test o fecale) prima di procedere con la terapia idonea.

“Realizzato nell’ambito del Programma generale d’intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2015”

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