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Newsletter_9 del 30.05.2017

Newsletter_9 del 30.05.2017

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Nuova etichettatura delle miscele chimiche: criticità

Verso le miscele le modifiche apportate dalla nuova regolamentazione sono state maggiori e più rilevanti rispetto ai cambiamenti introdotti verso le sostanze. Il metodo previsto dal CLP è simile a quello precedente: tipicamente si tratta di una formula che considera i criteri di diluizione e di additività degli effetti simili, ma i criteri di classificazione sono, in gran parte, diversi.
La classificazione delle miscele può seguire il criterio sperimentale (determinazione delle proprietà pericolose della miscela mediante appositi test e criteri interpretativi), sempre obbligatorio per i pericoli di tipo chimico-fisico; oppure il metodo convenzionale che prevede invece l’effettuazione di un calcolo che consideri le proprietà (ovvero le classificazioni) dei componenti applicando formule di calcolo e valori di concentrazione (per classe e categoria) definiti dai criteri di classificazione (alcune sostanze presentano poi limiti specifici, individuati in allegato VI al CLP).
Su questo versante numerose sono state le modifiche:
per la tossicità riproduttiva, le categorie 1A e 1B (ex classi 1 e 2 di reprotossicità) si applicano a partire dal valore limite dello 0,3% invece del precedente 0,5%, mentre la categoria 2 (ex classe 3 di reprotossicità) si applica a partire dal 3% e non più dal 5%;
per la tossicità acuta per la salute umana si può fare riferimento al metodo convenzionale, utilizzando le ATE (Acute Toxicity Estimate – stima della tossicità acuta) delle sostanze o anche delle miscele componenti, a cui possono corrispondere 4 livelli di pericolosità (categorie) nella classe della tossicità acuta;
per la classificazione della miscela che presenti componenti con end-point quali corrosione e irritazione cutanea o oculare cambiano i relativi limiti di concentrazione:
le miscele che contengono componenti corrosivi (ex R35 e R34) fanno classificare come corrosiva l’intera miscela già a partire dal 5% invece che dal precedente 10%,
per le miscele che contengono componenti classificati come capaci di dare gravi lesioni oculari (ex R41), la classificazione dell’intera miscela si applica a partire dal 3% invece che dal 10 %,
l’irritazione oculare e cutanea (ex R38, R36) entra nella classificazione a partire dal 10% di componenti con queste proprietà invece che dal precedente 20%;
nelle miscele ove è presente un componente corrosivo (ex R34), si applica una classificazione per l’irritazione di cute ed occhi a partire dalla concentrazione dell’1% e non più del 5%.
È evidente che i criteri del CLP per le miscele siano più severi rispetto ad alcune proprietà critiche: ciò si è tradotto indubbiamente in un aumento delle miscele classificate/etichettate rispetto alla precedente situazione, ed in un aggravio delle classificazioni già esistenti.
Non è inoltre possibile per le miscele fare sempre riferimento alle “tabelle di conversione” dell’allegato VII CLP: queste sono infatti applicabili solo alle miscele che sono state classificate in base al criterio sperimentale, e non a quelle classificate col criterio convenzionale dal momento che i criteri ed i valori di concentrazione sono stati modificati dal CLP.

Sicurezza dei prodotti: lana di vetro e lana di roccia

Le lane minerali (lana di roccia e lana di vetro per isolamento) sono una tipologia di Fibre Artificiali Vetrose (FAV), grande famiglia che racchiude al proprio interno fibre con diverse caratteristiche ed utilizzi.
Questa famiglia è stata oggetto di studi approfonditi, durati decine di anni, che nel 2002 hanno portato la IARC (Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro, massimo esperto in materia ed afferente all’Organizzazione Mondiale della Sanità) a inserire le Fibre Ceramiche Refrattarie (utilizzate come isolanti in applicazioni ad alta temperatura) e le microfibre di vetro (utilizzate per applicazioni aerospaziali e filtri ad alta efficienza) nel gruppo 2B “possibile cancerogeno”.
Le lane minerali (utilizzate da più di un secolo come coibenti in applicazioni edili ed industriali) sono invece state inserite nel gruppo 3 “non classificabili come cancerogeno”.
Le disposizioni amministrative si basano su queste conoscenze ma non è detto le riprendano completamente. Per esempio, l’Unione Europea utilizza una classificazione simile ma più cautelativa (attualmente contenuta nel Regolamento CLP (Regolamento (CE) n. 1272/2008 e s.m.i.) e riconosce che le FAV possono essere esentate dalla classificazione di cancerogenicità se soddisfano una delle seguenti condizioni (emanate la prima volta nel 1998):
– hanno concentrazione di ossidi alcalini e alcalino-terrosi superiore al 18% e sono conformi alla Nota Q (ovvero hanno superato con successo un test di bio-solubilità);
– sono conformi alla Nota R (ovvero hanno diametro medio ponderale superiore a 6 micron).
La condizione 1) identifica le fibre con elevate caratteristiche di bio-solubilità (ovvero la capacità di essere smaltite dall’organismo prima che possano dare luogo a qualunque effetto), mentre la condizione 2. identifica le fibre sicuramente non respirabili.
Limitando la nostra attenzione alle lane minerali, è importante sottolineare che tutte quelle commercializzate in Europa dal 1998 (anno di introduzione delle suddette regole) rientrano nel caso 1 (ovvero hanno concentrazione di ossidi alcalini ed alcalino-terrosi superiore al 18% e sono conformi alla Nota Q) e non nel caso 2.
Questa classificazione, valida per la commercializzazione dei prodotti, è utilizzata anche in Italia per classificare le fibre durante l’intera vita delle stesse, fino a quando diventano un rifiuto. Pertanto, se un rifiuto in lana minerale è in possesso della relativa scheda di sicurezza che attesta la rispondenza al punto 1., è automaticamente classificato come rifiuto non pericoloso (codice CER 17.06.04). In alternativa, viene assegnato codice CER 17.06.03* (rifiuto pericoloso).
In ogni caso, la normativa italiana (cfr. art. 6.7 del DM 27 settembre 2010) prevede che i rifiuti in lana minerale, anche se classificati pericolosi, possano essere smaltiti insieme a quelli classificati non pericolosi.

“Realizzato nell’ambito del Programma generale d’intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2015”

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