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RIDURRE LO SPRECO ALIMENTARE PER UN PIANETA SOSTENIBILE

RIDURRE LO SPRECO ALIMENTARE PER UN PIANETA SOSTENIBILE

Secondo gli ultimi dati, un terzo degli alimenti commestibili prodotti a livello globale e destinati alle nostre tavole si butta o si spreca lungo l’intera catena di approvvigionamento. La gran parte degli sprechi si concentra nell’emisfero settentrionale e proprio i consumatori ne sono considerati i maggiori responsabili.

Il trend conferma tra i prodotti più frequentemente sprecati  la verdura, seguita da latte e latticini e frutta. Per quanto riguarda il rapporto tra il numero dei componenti del nucleo familiare e lo spreco, la condizione di “single” determina un maggiore spreco rispetto al quello pro-capite delle famiglie con più di tre componenti. Inoltre è emerso che nel Nord Italia lo spreco è inferiore, in media, rispetto al centro e al sud e isole. Questo risultato potrebbe essere legato ad un sistema di raccolta differenziata più diffuso nel Nord Italia, considerando che chi getta il cibo nell’organico presenta valori di spreco leggermente inferiori.

Ma la tendenza parrebbe essere, finalmente, in procinto di invertirsi, almeno nel nostro Paese. Nel 2020, infatti, per la prima volta in dieci anni, lo spreco di cibo da parte degli italiani risulterebbe in calo: lo rivela l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/Swg, che ha calcolato una tendenza del 25 per cento in meno rispetto al 2019. Tra il 2018 e il 2019 lo spreco di cibo reale in Italia era stato calcolato in 15 miliardi. Di questi, quasi 12 provenivano dal consumo domestico, per un totale di oltre 2 milioni di tonnellate di alimenti buttati (quasi 37 kg a testa), il resto si perdeva nei campi (7,8 per cento), nell’industria (6,5 per cento) e nella distribuzione (7,4 per cento).

Secondo il Rapporto 2020 dello stesso Osservatorio, risulta che il costo settimanale medio a famiglia dello spreco si sia invece attestato sui 4,91 euro per un totale di circa 6,5 miliardi (contro i 6,6 euro settimanali e 8,4 miliardi complessivi del 2019). A “migliorare” nel tempo è stata anche la consapevolezza da parte dei cittadini delle conseguenze – non solo in termini economici ma anche ambientali – derivanti dagli sprechi. Quasi 7 su 10 – cioè il 66% degli italiani –  ritengono infatti ci sia una stretta e precisa connessione fra spreco alimentare, salute dell’ambiente e dell’uomo.

Maggiore attenzione anche alla qualità del cibo; la salubrità degli alimenti viene dedotta dai consumatori attraverso la lettura dell’etichetta: il 64% degli intervistati ha dichiaro di consultarla al momento dell’acquisto come “garanzia di sicurezza per i prodotti”, mentre 1 italiano su 2 (51%) attribuisce valore alla stagionalità dei prodotti come “garanzia di scelta alimentare corretta”. Allo stesso modo, è cresciuta anche la percentuale di consumatori che ha dichiarato d’informarsi prima di fare la spesa (17%) e la sensibilità riguardo i paradossi e le diseguaglianze sociali, con 1 italiano su 2 che dichiara di considerare nelle sue scelte, anche, agli aspetti etico-sociali.

Concludiamo con alcuni consigli per ridurre lo spreco alimentare domestico: prediligere verdura (il primo prodotto sprecato) e frutta, facendo attenzione alla corretta conservazione e aumentare la frequenza di acquisto per legarla ad un consumo (il più possibile) immediato; fare una spesa intelligente: prima di andare al supermercato verificate quali alimenti sono terminati ed evitate di approfittare delle offerte speciali se temete che non riuscirete a consumare, prima della scadenza, i prodotti acquistati soprattutto se freschi; avvalersi del sottovuoto contro lo spreco; congelare gli alimenti: è possibile congelare il cibo fresco o gli avanzi prima che si rovinino, confezionandoli in piccole quantità; fare attenzione alla scadenza: non tutti i cibi vanno a male nei giorni successivi alla scadenza. Per alcuni alimenti, infatti, il ritardo di 24/48 ore incide in bassissima parte sulla qualità del prodotto quindi non affrettatevi a gettarli nel cestino. Inoltre, molti cibi riportano la dicitura “da consumare preferibilmente entro”, che non ha niente a che vedere con la data di scadenza. In questi casi, superato il limite indicato, l’alimento non va a male ma semplicemente perde alcune caratteristiche di freschezza quindi buttarlo rappresenta uno spreco davvero inaccettabile; non buttare via il cibo troppo maturo o ammaccato, può essere usato per fare dolci, frullati o zuppe; infine, praticare il compostaggio: se proprio risulta impossibile salvare il cibo dalla scadenza, trasformare gli avanzi in “cibo” per il nostro giardino.

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