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Smart Tags: le etichette che cambiano colore quando cibo e cosmetici sono avariati

Smart Tags: le etichette che cambiano colore quando cibo e cosmetici sono avariati

I ricercatori della statunitense ClarksonUniversity, guidati dalla Dottoressa Silvana Andreescu, stanno lavorando ad un progetto che potrebbe rappresentare un valido aiuto per i consumatori in merito di sicurezza. Si tratta di “etichette smart” che, tramite un cambiamento cromatico, sono in grado di segnalare quando cibo e cosmetici vanno a male.
I ricercatori hanno presentato i loro risultati al 254° meeting della American Chemical Society (Acs), riunita questa settimana a Wahington DC. «Sono sempre stata interessata a sviluppare tecnologie accessibili sia all’industria sia alla popolazione – afferma Silvana Andreescu – Il mio laboratorio ha costruito una versatile piattaforma di rilevamento che incorpora tutti i reagenti necessari per la rilevazione in un pezzo di carta. Allo stesso tempo, è adattabile a diversi obiettivi, inclusi i contaminanti alimentari, gli antiossidanti e i radicali liberi che indicano il deterioramento».
Il funzionamento si basa su un sensore a basso costo, portatile, su carta, che può individuare deterioramento e contaminazione nei prodotti alimentari e cosmetici o nuove piante medicinali in una giungla remota. Il sensore è costituito da nanostrutture che utilizza per catturare e legare i composti che vengono creati. Si tratta di particelle stabili e inorganiche che, quando interagiscono con le sostanze che si vogliono rilevare, cambiano colore e l’intensità di tale cambiamento è direttamente proporzionale alla concentrazione dell’analita.
Inoltre le etichette sono pensate in modo che anche i risultati siano semplici da leggere. Infatti, poiché tutti i reagenti necessari per operare sono incorporati nella carta, gli utenti non hanno bisogno di aggiungere altro che il campione da testare. Le potenziali applicazioni sono svariate. Ad esempio, gran parte del lavoro dei sensori finora si è concentrato sulla rilevazione di antiossidanti nel tè e nel vino. Andreescu e i suoi colleghi hanno scoperto che questi prodotti hanno ‘impronte antiossidanti uniche che potrebbero essere utilizzate per scopi di autenticazione.
Un altro suggestivo impiego del sensore portatile è il suo potenziale utilizzo da parte di ricercatori che esplorano luoghi remoti, come la foresta amazzonica, in cerca di fonti naturali di antiossidanti. Più recentemente, Andreescu ha esteso il suo lavoro per contrastare la contaminazione del cibo e gli inquinanti ambientali. Un prototipo del sensore può individuare l’Ocratossina A, una micotossina che si può trovare in una gamma di prodotti tra cui cereali e caffè. Questa direzione potrebbe essere ampliata ulteriormente – dice – per cercare salmonella e E. coli.

“Realizzato nell’ambito del Programma generale d’intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2015”

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