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Sostenibilità sociale: una rivoluzione culturale per salvare il pianeta

Sostenibilità sociale: una rivoluzione culturale per salvare il pianeta

«lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri»

Il rapporto Brundtland, per quanto datato (parliamo di uno studio pubblicato nel 1987 dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo) fu il primo importante documento storico in cui, per bocca di Gro Harlem Brundtalnd (coordinatrice, nonché presidente della Commissione in quel periodo, da cui il rapporto prende il nome) venne introdotto l’attualissimo concetto di sviluppo sociale sostenibile, inteso come equilibrio fra sfruttamento delle risorse necessarie, salvaguardia di ecosistemi e pianificazione del futuro.

Le avvisaglie di questa presa di coscienza, sempre più trasversale nella società, hanno dunque radici insospettabili: negli anni dell’edonismo reaganiano, delle prime definizioni di società liquida e di “Drive In” in tv, mentre la società marciava incurante verso l’obsolescenza programmata e il consumismo massivo, alcune voci si sono levate dal coro e hanno messo in discussione la reale tollerabilità dello sfruttamento indiscriminato dell’ecosistema e del relativo impoverimento delle risorse naturali.

Questo sforzo ha prodotto scenari, e relative ipotesi di risoluzione degli stessi, di sovrappopolazione o di depauperamento di risorse non rinnovabili con i quali, presto o tardi, la società avrebbe dovuto fare i conti.

Povertà, incremento della natalità, inquinamento, erosione del suolo, scarsità di cibo, guerre causate da disparità sociali, non equa distribuzione delle ricchezze: queste, e ancora molte altre, sono state le ipotesi tracciate dai primi studi in materia. Studi che, oggi, diventano improvvisamente attuali e degni della prioritaria attenzione tanto dell’istituzione quanto del cittadino il quale, al netto delle regole vigenti e delle élites che le propugnano, ha oggi modo di porsi come vero motore del cambiamento di questa rivoluzione non violenta.

Il termine Rivoluzione non viene utilizzato casualmente. Lo studio del MIT dei primi anni 2000, intitolato “Limits to Growth: The 30-Year Update”, sottolinea come la società sia già riuscita in altre due occasioni, e in maniera quasi spontanea e naturale, a coordinarsi per gestire la scarsità delle risorse disponibili: nel periodo conosciuto come rivoluzione agricola (nel passaggio dal mesolitico al neolitico, con la nascita degli insediamenti, ma soprattutto dell’allevamento e all’agricoltura) ed, in seguito, con la rivoluzione industriale (snodo storico fondamentale, in cui la sovrappopolazione derivata dal miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie in primis, è stata supportata da un enorme aumento della possibilità di produzione),

Come può oggi il cittadino può farsi promotore attivo della “rivoluzione sostenibile”? Sicuramente orientando le proprie scelte verso la compatibilità e la sinergia di tre “fulcri” quali ambiente, società ed economia, puntando alla garanzia di risorse naturali e alla loro qualità e alla efficienza delle imprese per generare reddito, e alla conseguente qualità dei servizi per il consumatore e più in generale della vita dell’individuo.

Il concetto di sostenibilità sociale, quindi, si fa portatore di un nuovo diritto sempre meno utopistico e sempre più inalienabile: la possibilità di vivere in un contesto ove esprimere le proprie attitudini e le proprie scelte di consumo, compiendo nel contempo azioni utili al mantenimento dell’ecosistema.

L’impresa sembra titanica, ma è di singoli metri che si compongono le chilometriche maratone. Ed ogni persona, nella veste di cittadino e di consumatore, può e deve fare la sua parte in tal senso, seguendo il più possibile dei consigli utili come:

  • Evitare il monouso (specie nelle stoviglie, e nell’oggettistica in plastica in generale);
  • Prediligere, nei propri acquisti, la scelta più “eco” – auto ibride, mezzi pubblici, prodotti a basso consumo energetico o basso impatto ambientale, elettrodomestici di classe a+ o superiore;
  • Implementare e praticare la raccolta differenziata, da sempre il primo baluardo di una rivoluzione sostenibile;
  • Eliminare il concetto di “stand-by”, inutile spreco energetico;
  • E dulcis in fundo, come già abbiamo approfondito qui (https://www.udiconer.it/consumo-sostenibile-come-ridurre-lo-spreco-di-acqua-potabile/)… RISPARMIARE ACQUA!
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