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Tutela dalle imitazioni, cosa sta facendo l’Europa

Tutela dalle imitazioni, cosa sta facendo l’Europa

Consumatori italiani ed europei che saranno ancor più tutelati grazie all’accordo siglato tra UE e Cina che prevede un elenco di 200 indicazioni geografiche, 100 europee e 100 cinesi, che saranno considerate da proteggere, attraverso un accordo bilaterale.
La difesa produzioni italiane “Doc” dalla concorrenza sleale dei falsi e delle imitazioni spinge le esportazioni di prodotti alimentari italiane, che hanno fatto registrare un aumento del 19% in Cina nel primo mese del 2017. Il valore delle esportazioni agroalimentari italiane in Cina – dati Coldiretti – è stato pari a 391 milioni nel 2016, con il vino che è stato il prodotto più richiesto dal gigante asiatico per un importo di 101 milioni di euro nello stesso anno.
Nella lista delle eccellenze da difendere redatta dall’Unione Europea, sono ben 26 quelle italiane tra le quali infatti prevalgono i vini come Asti, Barbaresco, Bardolino Superiore, Barolo, Brachetto d’Acqui, Brunello di Montalcino, Chianti, Conegliano-Valdobbiadene-Prosecco, Dolcetto d’Alba, Franciacorta, Montepulciano d’Abruzzo, Nobile di Montepulciano, Soave e Grappa ma anche Gorgonzola, Grana Padano, Asiago, Taleggio, Mozzarella di Bufala Campana, Prosciutto S. Daniele, bresaola della Valtellina, Toscano e i prodotti tipici della nostra regione: ParmigianoReggiano, Prosciutto di Parma e Aceto balsamico di Modena.
Il mercato cinese dei prodotti agroalimentari è uno dei più grandi al mondo e sta aumentando ogni anno, grazie alla crescita costante di una popolazione di classe media cinese che sempre più sceglie e cerca le nostre eccellenze. Il nuovo accordo commerciale con il governo di Pechino aprirà la strada ad alcuni dei nostri prodotti ancora non conosciuti e tutelerà le nostre Indicazioni Geografiche contro le imitazioni. Portando vantaggi commerciali reciproci e aumentando la consapevolezza dei consumatori e la domanda di prodotti di alta qualità da entrambe le parti.
A enfatizzare l’importanza di tale accordo per i prodotti italiani è l’Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche AICIG, attraverso le parole del Segretario Leo Bertozzi, il quale ha spiegato che quello odierno è in realtà “un risultato importantissimo che origina nel 2012 con il riconoscimento di un primo gruppo di dieci Indicazioni Geografiche Ue e altrettante cinesi. Detto risultato è foriero di tre interessanti assunti: dimostra l’importanza delle Indicazioni Geografiche a livello internazionale, apre le porte ad un ulteriore ampliamento del gruppo di 100 IG anche ad altre Denominazioni in futuro e soprattutto smentisce l’azione del Consorzio nomi generici CCFN fondato negli USA per opporsi alla tutela delle denominazioni registrate nella UE e quindi agente in direzione contraria alla Cina, che sta invece portando avanti una seria politica di riconoscimento delle IG europee.
Con tale accordo si va quindi a tutelare l’importante flusso di esportazioni di prodotti agroalimentari europei che raggiungono ogni anno la Cina e di fatto a rafforzare la cooperazione tra UE e mercato cinese nato nel 2012. La pubblicazione della lista dei “200”, è la naturale evoluzione dell’accordo bilaterale di cooperazione: una buona notizia per i produttori europei dal momento che quello dell’agroalimentare cinese è uno dei mercati più grandi al mondo, con prospettive di ulteriore crescita grazie ai gusti della nuova classe media che sceglie sempre più spesso di consumare prodotti alimentari europei.
Le Indicazioni Geografiche registrate ad oggi in Europa sono oltre 3.300 e sempre nell’UE sono protetti anche altri 1250 nomi non comunitari, soprattutto grazie a accordi bilaterali come quello con la Cina. In termini di valore, il mercato delle indicazioni geografiche dell’UE ammonta a circa 54,3 miliardi di euro e insieme costituiscono il 15% delle esportazioni totali di prodotti alimentari e delle bevande.

“Realizzato nell’ambito del Programma generale d’intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2015”

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